Debora Serracchiani: “Quando la proponeva Tridico in Calabria era roba da “Cetto La Qualunque”. Oggi che siamo a fine legislatura, Giorgia Meloni scopre improvvisamente che abolire il bollo auto è una grande misura per le famiglie.
La domanda è: perché adesso?
Perché invece di affrontare i problemi che pesano sui bilanci degli italiani – il costo della spesa, dell’energia, dei carburanti, la perdita di potere d’acquisto – il Governo sceglie una misura immediatamente spendibile sul piano elettorale, proprio nell’anno in cui si tornerà a votare.
E poi c’è il tema delle risorse. Il bollo auto non è un’entrata dello Stato: è un tributo regionale, che vale almeno 2,3 miliardi di euro. Risorse con cui le Regioni finanziano i servizi ai cittadini.
Per il 2027 Meloni dice che compenserà quelle entrate utilizzando anche risorse del PNRR rimaste inutilizzate. Ma lo può fare? E dal 2028? Se l’abolizione deve essere strutturale, con quali soldi verranno compensate le Regioni? Da dove arriveranno le coperture? Su questo, per il momento, non c’è una risposta.
Più che un bollo auto, sembra un bollo elettorale.
Perché è facile fare un annuncio oggi, soprattutto se per finanziarlo si usano risorse che erano destinate ad altro e sul domani non si danno risposte.
Il difficile è governare il caro vita. Ed è proprio quello che Giorgia Meloni continua a non fare”.