Roberto Saviano: ”Sono un tifoso, e guardo lo sport come atto politico. Lo so, guardare con lo sguardo dell’idea laddove c’è solo agone rischia di tradire il gioco. Il calcio è sport. Ma diventa luogo sociale. E un luogo sociale non può restare senza rimbalzo politico.
Niente è più politico.
Lo so, il calcio è corrotto come non mai. Ma ha sempre uno spazio di imprevisto. C’è ancora un punto, tra miliardi e tangenti, in cui le magie coprono le mafie.
Amo la cultura argentina. Ero al San Paolo nel 1990 a tifare l’Argentina di Maradona, fischiata dai tifosi del nord, contro l’Italia.
Ma questa volta bisogna tifare Spagna. Voglio vedere Trump non premiare l’amico Milei.
Lo svizzero Infantino è incoerenza con la storia degli ultimi tre ambigui dirigenti della FIFA, il brasiliano Havelange e lo l’altro svizzero Blatter, che hanno trasformato il calcio in una fucina di affari miliardari, voti, scambi e alleanze politiche.
Tiferò la Spagna di Yamal, nuovo campione europeo, spagnolo figlio di genitori africani. La Spagna di Sánchez, che Trump vorrebbe cancellare.
La mia amata Spagna, da cui furono cacciati i miei antenati, materni. Tiferò per vedere Trump e Milei sconfitti dalle furie rosse.”