Osservato buco nero con dimensioni da record.
Dopo 2 anni dalla sua scoperta, ecco che il buco nero J2157 fa parlare nuovamente di sé.
Il corpo celeste, osservato e studiato dal maggio 2018 dall’Università Nazionale Australiana, si è rivelato il più grande e vorace tra quelli conosciuti; è in grado di divorare l’equivalente di una massa solare al giorno, è 8000 volte più grande del buco nero Sagittarius A, che si trova al centro della Via Lattea, vantando di una massa 34 miliardi di volte quella del sole.
A tracciare l’identikit del buco nero è un gruppo di ricercatori australiani, coordinato da Christopher Onken, in un dettagliato studio pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society”.
Questo gigante cosmico dimora a miliardi di anni luce dal Sistema Solare, la sua origine non è ancora chiara, ma si pensa che risalga a quando l’universo era ancora giovane, quindi a più di 12 miliardi di anni luce nel passato.
Grazie alla sua fortissima attrazione gravitazionale, ingloba qualunque cosa gli graviti intorno.
Gli astrofisici aggiungono che per caprine la potenza, potremmo immaginare che se si trovasse al centro della nostra galassia, al posto di Sagittarius A, divorerebbe due terzi delle stelle presenti.
Fuyan Bian, astronomo presso l’Osservatorio Europeo Australe, spiega come rapidamente cresca il buco nero, il cui limite invalicabile (cioè il limite al di là del quale ogni cosa viene inghiottita) è circa 670 volte la distanza media tra la Terra e il Sole, cioè circa 150 miliardi di chilometri, più di cinque volte le dimensioni del Sistema solare.
In altre parole, non solo il corpo celeste in questione è di per sé immenso, ma ha un’attrazione gravitazionale di tale portata, che qualunque cosa passi nelle sue vicinanze termina inesorabilmente la propria corsa.
Gli astronomi hanno definito J2157 come il quasar, cioè un buco nero super massiccio, più luminoso conosciuto.
Infatti, emette fortissimi raggi X e luce ultravioletta, a causa della quantità di gas che assorbe quotidianamente e che causa attrito e calore.
“Studiando un buco nero così grande, siamo entusiasti anche di capire cosa possiamo imparare sulla galassia in cui sta crescendo”, afferma Christopher Onken, che insieme al suo team di ricercatori, sta cercando di comprenderne l’origine.
Ma cos’è un buco nero?
È uno dei più grandi misteri dell’astrofisica, le informazioni in nostro possesso non sono molte, ma abbastanza per farci un’idea di quanto sia misterioso l’universo.
Il primo a teorizzare l’esistenza dei buchi neri, fu John Michell, nel 1783.
Lo scienziato, li descrisse come “stelle oscure” con una forza di gravità tanto grande da poter impedire persino la fuga della luce.
Oggi, vengono definiti corpi celesti il cui campo gravitazionale di fortissima intensità attrae la materia, la luce e le radiazioni elettromagnetiche; sono gli strumenti di distruzione più efficaci che conosciamo, dal momento che, come teorizzò Michell, nulla può uscirne.
Si pensa che abbiano origine da stelle di massa simile a quella del Sole che, collidendo tra loro, si fondono, per poi implodere e collassare formando così il buco nero.
La sua presenza è rivelata solo dagli effetti che apporta nello spazio circostante, infatti le sue caratteristiche fisiche rendono impossibile osservarlo in modo diretto.
Negli ultimi anni, gli studi scientifici hanno portato a scoprire come i buchi neri siano strettamente legati all nascita di nuove stelle, ed è interessante come da ciò si possa dedurre una certa ciclicità nella formazione dei corpi celesti.


