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19 Aprile 2026
Ultima pubblicazione: 19 aprile 2026 09:35:35
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NEL MARE UN VELENO SCONOSCIUTO

Nel mare un veleno sconosciuto.

La spiaggia di Khalaktyrskij, nella penisola della Kamchatka, da tempo attira i turisti vista la sua caratteristica fondamentale: è una striscia di sabbia nera vulcanica di ben 30 chilometri, le cime dei vulcani svettano sull’orizzonte, nell’area limitrofa della spiaggia si trova un sito patrimonio di Unesco, il parco Nalychevo.

La spiaggia è amata dai surfisti, che sono stati i primi a lanciare l’allarme la scorsa settimana, dopo che da settimane in tanti continuano ad avere problemi alla vista, ustioni oculari, tosse secca, nausea o febbre alta.

Inoltre, in rete, continuano a circolare foto di carcasse di animali marini, portati a riva dalla corrente.

“Greenpeace Russia” ha parlato di una catastrofe ecologica sulla penisola di Kamchatka e il governatore della regione Vladimir Solodov ha ordinato agli esperti del Centro idrometeorologico e del ministero per l’Ambiente locali di condurre dei controlli dell’acqua.

I campioni hanno dimostrato una concentrazione dei derivati del petrolio quattro volte più alta della norma e quella dei fenoli due volte più alta.

In base a questi dati il ministro per l’Ambiente regionale Aleksej Kumarkov ha ipotizzato che la causa dell’inquinamento possa essere stato uno sversamento di queste sostanze da una nave di passaggio.

L’ecologo Dmitry Lisitsin, capo dell’organizzazione “La guardia ecologica di Sachalin”, sostiene:

“Non c’è nulla che punti all’inquinamento da petrolio come causa di questi eventi. Il petrolio è più leggero dell’acqua e forma una pellicola sulla sua superficie, ha un odore caratteristico e causa la morte soprattutto di uccelli e non dei pesci o organismi del fondale, come in questo caso”, afferma Lisitsin, spiegando che i derivati del petrolio non sono altamente tossici e non possono aver portato ad avvelenamenti di massa degli animali.

L’ecologo crede invece che nell’acqua possa essere penetrato “un veleno molto forte che uccide organismi viventi”.

Secondo l’ecologo si potrebbe trattare di alcuni componenti del carburante per i razzi altamente tossici che avrebbero potuto raggiungere l’oceano dal vicino poligono militare Radygino dove sono stoccati, perché in disuso, dal 1998.

Un’altra versione parla invece di una possibile perdita da un vicino sito di interramento di pesticidi. 

Secondo i risultati preliminari delle analisi svolte, sembrerebbe che sia poco probabile che si tratti di inquinamento industriale, ha detto il 5 ottobre il ministro per le Risorse naturali e l’ecologia russo.

Si fa strada una nuova ipotesi: un inquinamento causato da fattori naturali, come le alghe.

Nel frattempo Greenpeace ha condotto il 4 ottobre una spedizione nelle acque di Kamchatka esaminando alcune baie a sud di PetropavlovskKamchatskij e trovando tracce di inquinamento sotto forma di “macchie di origine ignota”, una delle quali si sta muovendo verso il sito di Unesco “I vulcani della Kamchatka”.

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