Il seme è stato piantato e con la giusta temperatura, l’umidità necessaria ha germogliato.
Ha portato alla luce una pianta già contaminata, “malata” che si è alimentata consumando le ultime risorse che in qualche modo costituivano una riserva importante per far fronte a particolari necessità.
Le radici “malate” diffondendosi con le giuste sostanze, hanno fatto il resto. Atripalda, una ridente cittadina irpina ha saputo autodistruggersi.
Le responsabilità di chi per anni l’ha frequentata e vissuta, pensando solo alla gestione del propio spazio, infischiandosene di tutto quello che capitava intorno, sono una delle componenti che ha portato una realtà nei decenni scorsi commercialmente vincente, a un deserto commerciale e al fallimento delle questioni sociali.
Gli esempi più eclatanti non li citerò per rispetto di chi non è più tra noi.
Detto ciò, non si può solo dare responsabilità alla gestione discutibile dei vari amministratori che nel corso dei decenni si sono succeduti nel “proporre” prima ed eseguire successivamente scelte discutibili, se non scellerate, sulle politiche cittadine.
La colpa va ricercata nelle persone che hanno proposto, sponsorizzato ed incentivato la scesa di “politici” che in barba alle necessità e alle vere esigenze che si presentavano nel corso degli anni, si sono voltati dall’altra parte facendo finta di non vedere.
La pratica molto comune nella città del Sabato, come altrove, di eleggere a primo cittadino un professionista che solo di suo possiede un portafoglio assai importante, ha ridotto a sudditi coloro che, senza il diritto al pensiero, figuriamoci alla parola, si sentivano in qualche modo “costretti” a votare, ad esempio, il proprio medico.
Il pensiero comune era costituito dalla speranza di ricevere maggiori attenzioni qualora ce ne fosse stato bisogno. Non è uno scandalo e certamente non scopro l’acqua calda, è solo la verità, vergognosa questo si, ma è solo la verità.
Il mio, più che uno sfogo, è una constatazione. Ci sono cose che tutti pensano e sussurrano all’amico più stretto, ma che mai e poi mai riferirebbero in pubblico, ammettendo di aver sbagliato.
L’errore di valutazione è dietro l’angolo, l’importante è che non si continui a percorrere la stessa strada, cosa che a quanto pare si continua a fare con il candidato a sindaco di turno.
Ci sono pratiche al giorno d’oggi che sono dure a morire, impossibili da debellare, vista la povertà dilagante.
La domanda che vorrei lasciarvi è una sola: può un professionista benestante prendere veramente a cuore la reale difficoltà di centinaia di famiglie che ad Atripalda, come altrove, mangiano una volta al giorno e che vivono di espedienti?
Gli antichi proverbi, da qualsiasi parte del mondo arrivino, a cui va riconosciuto il grande valore della verità, riportano frasi sempre molto attuali.
“Il ricco trova parenti anche fra gli sconosciuti; il povero trova sconosciuti anche fra i parenti”.
“O sazio nun crere a o riuno” (Colui che è sazio non crede a colui il quale è invece a digiuno.)


