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26 Settembre 2020
Ultima pubblicazione: 26 settembre 2020 11:21:26
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Attualità

TRANSUMANZA IRPINA PATRIMONIO DELL’UMANITA’

Transumanza dell’Alta Irpina patrimoniale dell’umanità.

Il Comitato del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, riunitosi in Colombia a Bogotà, ha approvato all’unanimità l’iscrizione della pratica della Transumanza nella Lista dei Patrimoni Culturali dell’Umanità dell’UNESCO.

La Transumanza diventa così il 10° riconoscimento per la Campania, dopo i riconoscimenti per la Dieta Mediterranea, l’Arte dei Pizzaiuoli Napoletani, le Macchine a spalla di Nola, il Centro storico di Napoli, la Reggia di Caserta, il complesso monumentale di Santa Sofia a Benevento, Pompei ed Ercolano, la Costiera Amalfitana, il Parco Nazionale del Cilento. 

Con l’iscrizione della transumanza, la Campania diventa la prima regione italiana per siti ed elementi iscritti nelle Liste dei Patrimoni culturali materiali e immateriali della Campania.

La Transumanza è una antica pratica della pastorizia che consiste nella migrazione stagionale del bestiame lungo le rotte migratorie nel Mediterraneo e nelle Alpi. 

Tale tradizione affonda le sue radici sin dalla preistoria e si sviluppa in Italia anche tramite le vie erbose dei “tratturi” che testimoniano, oggi come ieri, un rapporto equilibrato tra uomo e natura e un uso sostenibile delle risorse naturali.

La candidatura all’UNESCO della Transumanza è stata avanzata nel 2017 da Italia (capofila), Austria e Grecia ed il dossier è stato elaborato da un pool di esperti guidato dal professor Pier Luigi Petrillo.

Il dossier era stato avviato proprio dalla Regione Campania nel 2017, quando il professor Petrillo era a capo dell’ufficio legislativo del Presidente De Luca, e vede nella Regione Campania l’Autorità principale competente per la salvaguardia dell’antica tradizione.

La candidatura della “Transumanza” è una proposta che unisce tutta l’Italia dalle Alpi al Tavoliere e vede per la Campania la comunità emblematica di Lacedonia in Alta Irpinia da cui passa un antico tratturo ancora oggi in parte utilizzato per il bestiame.

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