Il Comune si trasforma in Agenzia delle Entrate per arrivare più velocemente a pignorare una parte del conto corrente o dello stipendio di chi non paga le tasse locali, come Imu o Tari.
Lo sprint della procedura è contenuta in un articolo della manovra in discussione in Parlamento.
La norma non riguarderebbe, almeno per il momento, le multe stradali.
Il nuovo iter rientra fra quelle di contrasto all’evasione.
Fino ad ora, prima di avviare l’iter che portava al pignoramento, il Comune doveva compiere un paio di passaggi.
Il primo era l’accertamento, con cui il debitore veniva sollecitato a pagare.
Il secondo, in caso di mancato pagamento, faceva scattare l’emissione della cartella esattoriale.
Con la nuova formula, accertamento e cartella diventano una sola cosa.
Entro tre mesi dalla notifica dei mancati pagamenti, i Comuni potranno attivare le procedure di riscossione, che resteranno sospese per altri sei mesi per consentire agli interessati di mettersi in regola.
Dalla notifica dei mancati pagamenti all’avvio della procedura forzosa di riscossione, come fermo amministrativo, pignoramento o ipoteca, passeranno altri 9 mesi.
La norma non sarà applicata a debiti inferiori a 10 mila euro, che risultano essere le cifre a carico della stragrande maggioranza nei Comuni, se non previo invio al debitore di un sollecito di pagamento.
Saranno consentite rateizzazioni di pagamento in base all’importo del debito.
Fino a 100 euro nessuna rata, da 100 a 500 euro 4 rate mensili e poi fino a 72 rate mensili per debiti oltre 20 mila euro.
Insomma, dal 2020 il sindaco sarà dotato in tutto e per tutto non solo dei poteri che ha l’ex Equitalia, ma anche della sua maggiore scioltezza burocratica per il recupero delle somme.


