Italo Bocchino – “Giuseppe Conte è pericoloso proprio perché dice tutto e il contrario di tutto. Non ha una linea riconoscibile, non ha principi solidi: ha solo l’istinto di adattarsi, pur di restare a galla.
Basta leggere l’intervista che gli fa Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera: già all’inizio inciampa nei “primi ricordi”, prima a quattro anni in ospedale (con il carico di pietismo), poi a tre anni con le candeline. Non è un dettaglio, è il ritratto di uno che cambia versione anche quando dovrebbe raccontare semplicemente sé stesso.
E quando entra nella politica, è ancora più evidente. Dice di aver votato la Dc di De Mita ma anche “i radicali”: due mondi che stanno agli antipodi. Poi tira in ballo Padre Pio, e nello stesso respiro rivendica riferimenti che hanno combattuto battaglie culturali incompatibili con quella tradizione.
Questo è Conte: un uomo che può stare ovunque, perché non è davvero da nessuna parte. E uno così, se torna ad avere potere, non lo usa per un’idea di Paese: lo usa per sé”


