Salviamo il natale dal Covid-19.
«Dobbiamo salvare il Natale», sembra il titolo di uno dei quei film natalizi in cui i protagonisti si trovano a combattere contro qualcosa o qualcuno che vuole a tutti i costi distruggere il giorno più atteso dell’anno, il Natale, ma è quanto ripete da tempo il professor Massimo Galli, direttore di Malattie infettive del Sacco di Milano.
Anche se di fronte all’incremento delle positività non ha potuto non ammettere che “rischiamo di dover chiudere prima, altro che Natale.
Le prossime tre settimane saranno decisive”.
I dati di ieri diffusi dal Ministero della Salute hanno purtroppo confermato il decollo dell’epidemia.
Nelle ultime due settimane si registrano 34,2 casi ogni 100mila abitanti, l’Rt nazionale, calcolato solo sui sintomatici, anche se di poco è sopra 1 e in 12 regioni è oltre il livello critico.
Se i numeri continueranno a salire il Comitato tecnico-scientifico potrebbe trovarsi a dover prendere dei provvedimenti, in previsione delle festività invernali che potrebbero ulteriormente compromettere la situazione.
Le feste di Natale e Capodanno potrebbero sortire lo stesso effetto dell’estate e fungere da moltiplicatori del contagio.
Per Natale gli italiani come consuetudine si sposteranno, da una regione all’altra, da territori ad alta circolazione del virus ad altri a bassa circolazione.
Feste e riunioni di famiglie, daranno luogo a diversi assembramenti con un’aggravante rispetto all’estate, tutto avverrà al chiuso.
Per scongiurare che il numero dei contagi giornalieri diventi troppo alto in vista di un periodo potenzialmente a rischio come quello natalizio, sarebbe importante che tutti ora rispettassero le regole, distanziamento uso dei dispositivi di protezione individuale igienizzazione delle mani.
Ma se nel malaugurato caso il propagarsi del virus continuerà ad avere i ritmi attuali, e tra due mesi ci troveremo a conteggiare 4-5mila casi giornalieri, Comitato tecnico scientifico,
Governo e delle Regioni, si troveranno a fare scelte molto dolorose.
Scelte che seppur non potranno essere orientate verso un nuovo lockdown generale che non è più proponibile, potrebbero comportare lo stop agli spostamenti tra regioni, come già deciso ad esempio in Campania, al numero di persone che possono partecipare a riunioni e feste private, limitazioni delle presenze nei ristoranti, o portare alla momentanea chiusura delle attività partendo da quelle non essenziali.


