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Comune di Avellino
4 Agosto 2021
Ultima pubblicazione: 04 agosto 2021 17:03:56
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IL CAVALIERE SENZA TEMPO

Il Cavaliere senza tempo.

In chiesa si sedeva tra San Sabino e Sant’Ippolisto. Diceva che in questo modo riusciva a prendersi la protezione dell’uno e dell’altro. 

I Santi infatti sono collocati in cappelle contrapposte nelle navate laterali. E’ come se si guardassero.

E guai ovviamente a chi gli toccava San Sabino. Era questi una sua ragione di vita!

Proveniva da una famiglia patrizia, tra gli antenati anche un notaio. Ha trascorso più della metà della sua vita ad Atripalda dove oltre che metter su famiglia, ha intessuto e strutturato rapporti sociali, politici e professionali. 

Di mestiere ha fatto il sarto. Ed un periodo ha pure insegnato taglio e cucito. 

Ha avuto bottega in piazza, vicino al ponte delle Carrozze, a porta a porta con il bar di Pasquale Romito.

La scritta Marena è ancora impressa sul portale d’ingresso del laboratorio. 

Solamente è coperta da una moderna insegna.

Impegnato in politica, è stato un democristiano militante. Si onorava di amicizie importanti attraverso le quali ogni tanto riusciva a dare risposta alle situazioni di bisogno; economo-tesoriere della D.C., della Margherita, dei Popolari e dell’U.D.C.. 

Una persona corretta, equilibrata. Era l’incaricato delle operazioni difficili. E di tutte quelle dove occorrevano grande dialettica e diplomazia. Un carismatico.

Uno bravo ad avvicinare le parti. Ad incollare i pezzi. Ad unire. Abituato a riconoscere le sconfitte ed al rispetto dell’avversario.

Attraverso il suo impegno sociale e la sua quasi cinquantenaria rappresentanza del Comitato di San Sabino ha reso Atripalda certamente più prestigiosa. 

A lui occorre riconoscere il merito di aver contribuito notevolmente all’opera di promozione della città.

Seguiva le attività di tutte le associazioni cittadine e le incoraggiava. Aveva molta fiducia nei giovani, verso cui dimostrava tutta la sua disponibilità. 

Eravamo poco più che ragazzi quando incollammo dei manifesti senza pagare il tributo alla SIAE. La cosa ci sfuggì. Egli era il referente SIAE per Atripalda. Ci sorprese e ci verbalizzò. 

Ci recammo nella sua bottega-ufficio, e dopo averci guardato in faccia ci disse che avrebbe trovato lui un modo per risolvere la cosa.

Non avremmo mai potuto pagarlo quel verbale.

Una persona gentile. Nelle ricorrenze importanti la sua telefonata di auguri arrivava di mattina presto. Prima che andasse a messa, a Sant’Ippolisto, per anni la sua seconda casa. L’occasione era buona per confrontarsi e per rilasciarti qualche utile consiglio dall’alto della sua esperienza di vita.

Non era di Atripalda ma Atripalda l’amava. Un amore indubbiamente contraccambiato.

Si sentiva fiero di rappresentarci e spesso sollecitava la politica ad assumere posizioni e ruoli che potessero restituirci quella centralità culturale che in passato abbiamo sempre rappresentato.

Seguiva con interesse il processo di valorizzazione del nostro patrimonio storico-artistico.

A me personalmente riconosceva il raggiungimento di risultati molto importanti da questo punto di vista, tra questi l’acquisizione al patrimonio comunale del Palazzo che fu dei Caracciolo e la meravigliosa opera di riqualificazione dell’area di Capo la Torre – vico San Giovanniello.

Dei successi amministrativi o politici dei suoi amici se ne compiaceva molto e non mancava mai di farne anche pubblicità. 

Nella organizzazione della festa patronale era impeccabile. Attento ai costi ed alla qualità artistica.

Dall’omaggio floreale al sindaco, alle bande da ingaggiare fino al concerto di chiusura. Riusciva sempre a fare le cose per bene rassicurato anche dal fatto che se fosse riuscito a far quadrare i conti, come spesso succedeva negl’ultimi anni, sapeva come fare.

La scomparsa di Nino uno dei suoi dolori più grandi. Ci mancheranno la sua allegria, il suo ottimismo, le sue battute. La sua capacità di immaginare sempre il giorno dopo. 

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