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21 Febbraio 2020
Ultima pubblicazione: 21 febbraio 2020 19:52:52
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Attualità

FOIBE, IL GIORNO DEL RICORDO

Foibe, il giorno del ricordo.

“La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale Giorno del ricordo al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. 

Oggi 10 febbraio ricordiamo uno dei capitoli più bui e sanguinosi della storia italiana, il “massacro delle foibe”, che costò la vita a migliaia di italiani. 

Si trattò di un vero e proprio episodio di pulizia etnica, lasciato per troppo tempo nell’ombra, sepolto da silenzi e manovre politiche. 

Solo quando, finalmente, il ricordo prevalse su tutto si decise di commemorarne dignitosamente le vittime. 

Il Giorno del ricordo fu istituito con la legge 92 del 30 marzo del 2004, con lo scopo di mantenere viva la memoria storica di coloro i quali tra l’ottobre del 1943 e il maggio del 1947 vennero imprigionati, fucilati e gettati nelle cavità carsiche dell’Istria e della Dalmazia dai partigiani comunisti di Tito. 

Si scelse come data della commemorazione quella del 10 febbraio, una scelta certamente non casuale. 

Il 10 febbraio 1947, infatti, furono firmati i trattati di pace di Parigi, con i quali venne assegnata l’Istria e buona parte della Venezia Giulia alla Jugoslavia. 

I trattati si rivelarono essere un «amaro calice» per l’Italia, visto che in quell’occasione gli venne attribuita non solo la responsabilità di aver intrapreso una guerra di aggressione, essendo la principale alleata della Germania nazista, ma gli venne riconosciuta anche la cobelligeranza seguita all’armistizio dell’8 settembre 1943. 

È dal 2005, che nel nostro Paese ogni 10 febbraio vengono commemorate le vittime delle foibe, attraverso cerimonie solenni, tenutesi al cospetto delle massime autorità dello Stato, nelle quali vengono conferite onorificenze alla memoria ai parenti delle vittime. 

A queste si aggiungono convegni, incontri e dibattiti, molti dei quali vengono tenuti nelle scuole. 

Detto ciò senza nulla aggiungere ai manuali di 

storia cerchiamo di ricostruire le tappe di questo massacro, lo facciamo dando risposta ad alcune domande. 

Da dove ha origine la storia di questo massacro? 

Per comprendere il fenomeno del massacro delle foibe bisogna andare all’origine dell’aspra contesa tra italiani e slavi per il possesso dei territori dell’Adriatico orientale. 

La contesa ebbe origine dopo la Prima Guerra mondiale, quando il confine tra Italia e Jugoslavia venne delineato dalla cosiddetta “linea Wilson”. 

Ciò rappresento per gli italiani un’estensione dei confini territoriali, mentre per gli slavi la sottrazione di una cospicua fetta dell’Istria. 

Questo comportò per più di 500mila slavi il ritrovarsi a vivere in territorio straniero. 

Il processo di nazionalizzazione che ne conseguì fu doloroso, il popolo slavo si trovò ad essere privato non solo della libertà di parlare la propria lingua in pubblico, ma venne in qualche modo privato della sua identità. 

Gli slavi che vivevano infatti sul territorio italiano furono costretti a cambiare i loro cognomi con altri di origine italiana. 

Tutto ciò coltivò tra gli slavi un profondo odio per lo Stato italiano, odio che comunque non può giustificare la disumanità che si stava per compiere. 

Quando iniziarono i massacri? 

Nel settembre del 1943, l’Italia firmò un armistizio con gli anglo-americani e i tedeschi assunsero il controllo del nord della penisola instituendo un governo fantoccio guidato da Mussolini. 

Da questo momento in poi intorno alla linea Wilson si creò un vuoto di potere, che permise alle organizzazioni comuniste slovene e croate di avere sempre più forza e controllo dei territori in cui risiedevano.

Fu a partire da questa presa di potere che i partigiani jugoslavi iniziarono a rivendicare il possesso di quei territori, torturando e gettando nelle foibe gli italiani non comunisti. 

Questa fu però solo una prima ondata dei massacri. 

Cosa sono le foibe? 

Le foibe sono delle grandi caverne verticali tipiche della regione carsica del Friuli Venezia Giulia e dell’Istria. 

Vennero adoperate dai comunisti jugoslavi per gettarvi i cadaveri degli italiani torturati. 

Le esecuzioni seguivano una procedura più che disumana, i condannati venivano legati tra loro con un lungo filo di ferro ai polsi, e disposti sugli argini delle foibe. 

A questo punto si apriva il fuoco soltanto sui primi tre o quattro della catena, i quali, precipitando nell’abisso, trascinavano con sé gli altri, questi ultimi spesso erano costretti a sopravvivere per giorni sul fondo delle voragini, sui cadaveri dei compagni. 

Solo alcuni per miracolo riuscirono ad uscirne vivi. 

Nelle foibe furono infoibati non solo fascisti, ma anche cattolici, liberaldemocratici, socialisti, donne, bambini e tutti coloro che decisero di opporsi alla violenza dei partigiani titini. 

Gli infoibati furono tra i 5 e 12mila, no si conosce con l’esattezza il numero, vista l’impossibilità di prelevare dalle cavità tutti i cadaveri. 

Quando si ebbe la seconda fase del massacro? 

Nel 1945, l’esercito jugoslavo guidato da Tito marciò verso i territori giuliani per riappropriarsi delle zone che gli erano state sottratte alla fine della Prima Guerra mondiale, occupò Trieste e l’Istria, obbligando gli italiani che vi abitavano ad abbandonare la propria terra, e sterminando coloro che decisero di opporsi a tale violenza. 

Furono molti i cittadini che vennero uccisi dai partigiani di Tito, gettati nelle foibe o deportati nei campi sloveni e croati. 

Fu un vero e proprio sterminio di massa, che cessò solo a partire dal 10 febbraio 1947, quando la Jugoslavia riottenne le province di Fiume, Zara, Pola e di altri territori grazie al trattato di Parigi. 

L’Italia riuscì ad assumere pienamente il controllo di Trieste solo nell’ottobre 1954, vedendosi obbligata a lasciare l’Istria nelle mani della Jugoslavia. 

 

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