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Comune di Avellino
9 Aprile 2020
Ultima pubblicazione: 09 aprile 2020 22:36:33
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Attualità

DUE CITTA’ UN SOLO PATRONO

Due città un solo Patrono.

Oggi 14 febbraio 2020 si concludono le celebrazioni in onore di San Modestino, vescovo e martire, Santo patrono della città di Avellino e di Mercogliano. 

Si rinnova una tradizione che è iniziata il 9 febbraio e terminerà con la Santa Messa e l’accensione del caratteristico “focarone”, una sorta di rituale che segna la vittoria del bene sul male. 

La storia racconta che il santo nacque ad Antiochia, nel 245. 

Di nobili natali, nel 302 fu consacrato vescovo della città e poi patriarca della religione. 

Durante la persecuzione di Diocleziano si ritirò su un eremo per circa sette anni, dove predicò il Vangelo e compì numerosi miracoli e guarigioni. 

Per la sua fede cristiana fu poi arrestato e torturato, ma ricevette nuovamente la libertà ad opera dei suoi fedeli. 

Insieme ai due compagni, il presbitero Fiorentino e il diacono Flaviano, giunse a Locri in Calabria, dove fu di nuovo incarcerato dal governatore. 

Dopo essere stato liberato “miracolosamente” dall’Arcangelo Michele, guarì da una grave malattia la figlia del governatore di Locri, provocando la conversione di quest’ultimo. 

In seguito sbarcò a Pozzuoli ed insieme ai sui compagni giunse nel territorio avellinese, dove esercitò il suo ministero di evangelizzatore e di vescovo, e dove operò numerosi miracoli. 

Essendo ancora in atto le persecuzioni contro i cristiani, il Santo ed i suoi compagni furono nuovamente arrestati e processati da un inviato dell’Imperatore Massenzio. 

Condannati subirono il martirio con vesti arroventate.

La morte è collocata tra il 14 ed il 15 febbraio del 311. 

Tutti e tre vengono festeggiati il 14 febbraio. 

San Modestino è stato sin dall’inizio conteso da Mercogliano ed Avellino. 

A tal proposito s’intrecciano leggende contrastanti tra di loro. 

Una delle tante, riguarda il momento della traslazione dei corpi dei tre martiri, ritrovati, secondo la tradizione, presso il casale di Urbiniano, non lontano dal castello di Mercogliano. 

Da qui la raffigurazione dei tre Santi sulla porta d’ingresso del castello, denominata “Porta dei tre Santi”. 

Secondo la leggenda avellinese, infatti, le reliquie furono trasferite fino al Duomo di Avellino. 

Viceversa, quella mercoglianese, vuole che tali reliquie rimasero “miracolosamente” in paese. 

Si narra a tal proposito, che un carro guidato da buoi si diresse spontaneamente a Mercogliano per portare le reliquie dei tre Santi. 

Ma al di là di questo, la Chiesa di San Modestino a Mercogliano rimane un luogo di culto verso cui i fedeli indirizzano la loro vocazione. 

Anche perché, benché i resti fossero stati trasferiti, il 15 ottobre del 1779, venne fatta una ricognizione dell’antico sepolcro dei tre Santi nella suddetta Chiesa. 

Tale ricognizione fu eseguita dall’Abate Toppi e dall’Arciprete di Mercogliano Niccolò Mansi. 

Concludendo, possiamo dire che la disputa ha sortito in ogni caso un effetto positivo, accrescendo la fede di entrambe le comunità. 

In questa giornata di festeggiamenti è prevista anche la benedizione dei fidanzati, data la concomitanza con la celebrazione di San Valentino. 

Valentino di Terni, detto anche San Valentino da Terni o San Valentino da Interamna, è stato un vescovo e martire cristiano patrono degli innamorati e protettore degli epilettici. 

La tradizione di San Valentino quale protettore degli innamorati, risale all’epoca romana, nel 496 d.C., quando l’allòra Papa Gelasio I, volle porre fine ai lupercalia, gli antichi riti pagani dedicati al dio della fertilità Luperco. 

Questi riti si celebravano il 15 febbraio e prevedevano festeggiamenti sfrenati in contrasto con la morale e l’idea di amore dei cristiani. 

Per “battezzare” la festa dell’amore, il papa decise di spostarla al giorno precedente, dedicato a San Valentino, facendolo diventare in un certo modo il protettore degli innamorati. 

Il 14 febbraio diventa dunque per gli avellinesi una data emblematica. 

Una doppia festa o meglio una doppia ricorrenza, che contrappone le usanze della città al dinamismo dell’amore, da sempre sentimento maggiormente decantato dai poeti di ogni epoca nelle sue infinite forme e sfaccettature….

“L’Amor che move il sole e l’altre stelle…” (Canto XXXIII Paradiso). 

 

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