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24 Aprile 2026
Ultima pubblicazione: 24 aprile 2026 17:07:32
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Attualità

DONNE E PRECARI LE PRIME “VITTIME” DELLA PANDEMIA

Donne e precari le prime “vittime” della pandemia.

Donne e giovani, nel dettaglio, under 35, precari e a basso reddito, queste le due categorie di lavoratori più colpite dalla pandemia. 

A tracciare il quadro sono gli ultimi focus della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro. 

Anche se sul fronte dell’occupazione femminile il bilancio è ancora del tutto parziale, degli effetti prodotti dalla pandemia sul mercato del lavoro vede, tra il secondo trimestre 2019 e lo stesso periodo del 2020, 470mila occupate in meno, per un calo nell’anno del 4,7%. 

Su 100 posti di lavoro persi (in tutto 841 mila), quelli femminili rappresentano il 55,9%, a differenza dell’occupazione maschile, che ha dato prova di maggior tenuta registrando un decremento del 2,7% (371 mila occupati). 

Il perché di questa differenza è di facile individualizzazione, le donne lavorano maggiormente nei settori più interessati dalla pandemia. 

Nell’industria, per esempio, c’è stata una miglior tenuta e lì sono soprattutto gli uomini a prestar servizio. 

A pagare dazio sono stati in primis “i servizi, tradizionale bacino di impiego femminile: è il caso del sistema ricettivo e ristorativo, dove le donne rappresentano il 50,6% dell’occupazione, e dei servizi di assistenza domestica, dove il lavoro femminile arriva all’88,1%. 

Entrambi hanno contribuito in maniera decisiva al negativo saldo occupazionale, determinando il 44,2% delle perdite complessive dei posti di lavoro, e ben il 51% con riferimento a quelli femminili. 

“L’impatto differenziato tra uomini e donne che la crisi ha avuto nei primi mesi dell’anno già suona come un campanello d’allarme sugli effetti che ne potrebbero derivare per l’occupazione femminile, soprattutto alla luce dell’emergenza sanitaria che sta riesplodendo nelle sue forme più drammatiche”, hanno dichiarato i Consulenti. 

Oltre alle donne ad essere stati particolarmente penalizzati dalla pandemia anche i giovani a basso a reddito impiegati per lo più in ristoranti bar e palestre. 

Tra il II trimestre 2019 e lo stesso periodo del 2020, infatti, il numero degli occupati nel settore della ristorazione è calato di 158mila unita`, per una contrazione del 13%. 

Perdite importanti si sono registrate anche per le attività creative, artistiche e di intrattenimento, che lo scorso giugno hanno registrato un calo degli occupati del 6,6%, significativo per un settore che, pur contando piccoli numeri, è caratterizzato da un alto tasso di precarietà. 

Altro settore che vede occupati giovani a basso reddito anche quello dello sport dove il saldo di metà anno ha registrato il 7,4% di lavoratori in meno. 

Dati anche questi che potrebbero peggiorare alla luce dell’annunciata nuova stretta del governo. 

Fonte “Il Messaggero”. 

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