Covid-19, oggetti veicolo di trasmissione.
Possono essere gli oggetti veicolo di trasmissione del virus?
Con molta probabilità questa è una di quelle domande che la maggior parte delle persone si è posta da quando siamo stati catapultati in questa realtà chiamata “Coronavirus”.
In merito sono state fatte diverse ipotesi, alcune vere, alcune false, alcune rassicuranti, altre allarmanti.
A quest’ultima categoria appartiene la notizia che in questi giorni, ha fatto il giro sui social, destando la preoccupazione di tanti.
Come riportato anche dal Corriere della Sera, sulle chat di WhatsApp è stato diffuso un audio nel quale veniva consigliato caldamente di adoperare un solo paio di scarpe per uscire e di lasciarlo all’uscio una volta rincasati, perché il virus riuscirebbe a rimanere vivo per 9 giorni sull’asfalto.
La notizia è stata smentita dal virologo dell’università Statale di Milano Fabrizio Pregliasco il quale ha spiegato che:
“È vero, il virus può sopravvivere qualche giorno, ma lo ribadiamo, con una carica virale irrisoria.
Lo sporco, creando un biofilm, fa da barriera protettiva a virus e batteri.
Il grasso della sporcizia, anche quella che troviamo per strada, crea l’ambiente ideale per i virus, compreso Sars-Cov2.
Ma parliamoci chiaro.
E’ molto improbabile che si calpestino droplets infetti di qualcuno che ha tossito o starnutito per strada e che poi si tocchi con le mani la suola delle scarpe per poi mettersi le mani nel naso o in bocca.
Dobbiamo essere realisti.
Più facile che una situazione del genere avvenga, come abbiamo detto, con superfici come maniglie, appigli della metropolitana, pulsanti degli ascensori.
La parola d’ordine resta un’igiene accurata delle mani e la pulizia degli ambienti, perché una buona igiene neutralizza i virus.”
Cerchiamo di capire quanto e se il virus resta sugli oggetti.
Iniziamo con il dire che i materiali più inospitali per il virus sono il rame e il cartone, mentre il più ospitale è la plastica, questo quanto emerge da un articolo del sito “MedicalFacts”, dove i virologi Roberto Burioni e Nicasio Mancini spiegano uno studio svolto dai colleghi americani.
Burioni e Mancini affermano:
“I colleghi hanno messo una quantità nota di virus (sapete bene che questo è possibile grazie al suo isolamento in laboratorio, di cui abbiamo più volte parlato) su diverse tipologie di superfici.
In particolare ne hanno analizzato quattro: rame, cartone, acciaio inossidabile e plastica.
Sono andati, poi, a verificare come la capacità infettante del virus cambiasse col passare delle ore.
Tutto condotto a temperatura ambiente (21-23°C con umidità relativa del 40%), condizioni che potremmo tranquillamente paragonare a quella delle nostre case.”
Quali sono stati i risultati ottenuti?
“I materiali più “inospitali” per il virus sono risultati essere il rame e il cartone, con un dimezzamento della capacità infettiva in meno di due ore, per il primo e entro le 5 ore nel caso del secondo.
Un abbattimento completo dell’infettività è stato osservato rispettivamente dopo le 4 ore per il rame e le 24 ore per il cartone.
Più lunga la persistenza sulle altre due superfici.
Sull’acciaio inossidabile la carica infettante risultava dimezzata solo dopo circa 6 ore, mentre ne erano necessarie circa 7 per dimezzarla sulla plastica.
Questo dato si associava ad un tempo decisamente più lungo, rispetto ai primi due materiali, per osservare un completo azzeramento dell’infettività: almeno 48 ore per l’acciaio e 72 per la plastica.
Il rischio, quindi, diminuisce notevolmente al passare delle ore, ma non si annulla se non dopo qualche giorno.”


