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21 Aprile 2026
Ultima pubblicazione: 20 aprile 2026 15:54:33
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Attualità

CONTROLLI IMU DOPO LA SENTENZA CASSAZIONE

Controlli IMU dopo la sentenza della Cassazione.

Niente esenzione Imu sulla prima casa se moglie e marito risiedono in Comuni diversi. 

A stabilirlo una sentenza della Corte di Cassazione che potrebbe aprire la strada al recupero dell’Imu arretrata. 

Cosa stabilisce la sentenza. 

L’ultima sentenza della Corte di Cassazione ha confermato e ribadito quanto è stato stabilito nella sentenza numero 4166/2020: nel caso in cui marito e moglie decidessero di dividere e “spacchettare” la famiglia, decidendo di prendere la residenza il marito in un’abitazione, e la moglie nell’altra, nessuno dei due immobili può essere considerato come abitazione principale. 

Come abitazione principale (a cui dunque spetta l’esenzione Imu) si deve intendere unicamente quell’immobile che sia registrato presso il catasto urbano come unica unità immobiliare nella quale il proprietario e la sua famiglia vi dimorino abitualmente e vi risiedano anagraficamente. 

In altre parole se ad esempio uno dei due coniugi stabilisce la residenza nella casa in città e l’altro in quella al mare, nessuna delle due può essere considerata abitazione principale e, di conseguenza, esente dall’Imu. 

Quindi, nel caso di spacchettamento familiare, la condizione prevista dalla normativa (la residenza e dimora dell’intero nucleo familiare) non si verifica per nessuna delle due abitazioni. 

In base alla sentenza, non solo non si ha diritto all’aliquota ridotta per entrambe le unità immobiliari ma non si può neppure scegliere a quale immobili applicarla: non essendo soddisfatti i presupposti di fondo, per la Cassazione l’Imu ridotta non si può applicare a nessuna delle due abitazioni. 

La sentenza si basa sulla formulazione della norma primaria (dl 201/2011), in base alla quale “per abitazione principale si intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore ed il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e 

risiedono anagraficamente”. 

Secondo la Cassazione, questa norma “comporta la necessità che in riferimento alla stessa unità immobiliare tanto il possessore quanto il suo nucleo familiare non solo vi dimorino stabilmente, ma vi risiedano anche anagraficamente”. 

Cosa potrebbe cambiare. 

La sentenza della Cassazione, che va a contraddire le regole relative all’imposta sugli immobili previste invece dal Ministero delle Finanze, potrebbe far partire una serie di controlli sulle seconde case, e sull’effettiva residenza dei contribuenti nell’ottica di contrastare l’evasione Imu. 

Oggetto di verifica potranno essere tutti gli immobili, non solo quelli collocati nelle zone turistiche di mare o di montagna, ma anche quelli dislocati in città, ma che siano occupati solo e soltanto da una parte della famiglia. 

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