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1 Maggio 2026
Ultima pubblicazione: 30 aprile 2026 08:14:15
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Cronaca

CANI CHE FIUTANO IL COVID, MEGLIO DEI TAMPONI

Cani che fiutano il Covid-19, meglio dei tamponi.

Guess è un cane di razza Mlines che lavora con i vigili del fuoco, in grado di distinguere tra 5 coni, di cui uno contenente il virus SARS-COV-2, quello infetto con il solo uso dell’olfatto.

Guess, però non è l’unica a fiutare il virus, sono già molti i cani impiegati nel progetto francese Noasis-Covid-19.

Il loro lavoro sarebbe quello di individuare gli esplosivi, ma c’è voluto ben poco ad aggiungere un odore tra quelli che i loro nasi sono in grado di identificare: il sudore ascellare di coloro che sono positivi al coronavirus.

I ricercatori precisano che i cani non sono in grado di fiutare il virus, ma le sostanze secrete dall’organismo infettato dal Covid, indipendentemente dal fatto che presenti sintomi o meno. 

Il progetto Noasis è nato durante la scorsa primavera, nel pieno della prima ondata, grazie al professor Dominique Grandejan, docente e ricercatore presso la Scuola Nazionale veterinaria di Alfort, a sud-est di Parigi.

Nonostante gli scetticismi, l’iniziativa è stata oggetto di una pubblicazione scientifica che ha indicato un’affidabilità dei risultati pari al 95%, superiore persino a quella del tampone molecolare.

“Abbiamo già dieci cani operativi sul territorio nazionale. È una scoperta che funziona, che costa molto meno caro di tutte le altre armi contro l’epidemia, ma non vogliono darci credito”, lamenta Grandejan, deluso dall’eccessiva indifferenza delle autorità sanitarie francesi. 

All’estero, intento, i canti anti-Covid cominciano a diffondersi.

Gli Emirati Arabi sono stati tra i primi ad impiegarli ben in tre aeroporti del Paese e confermano come il tasso di affidabilità sia davvero alto: per esempio, il tampone negativo di un passeggero, che secondo il cane era positivo, si è poi positivizzato dopo qualche giorno, a confermare che i nostri alleati a quattro zampe sono in grado di individuare anche gli asintomatici. 

Sono anche altri i Paesi che stanno creando unità di addestramento cinofilo apposite, tra questi anche l’Italia, dove ci lavora l’Onlus MDDI (Medical Detention Dogs Italy).

Il direttore tecnico Aldo La Spina parla di tempi molto brevi per avviare un’unità di cani addestrati: “ad Hannover hanno addestrato i cani in cinque, sei settimane e non vedo perché noi non dovremmo riuscirci nel giro di un mese”.

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