L’incendio di ieri, 13 Settembre, nella Fabbrica I.C.S. a Pianodardine, ha prodotto una densa nube di fumo che non è passata di certo inosservata ai cittadini avellinesi che, con il naso all’insù, hanno visto il cielo tingersi di grigio.
Ma quali sono i reali effetti di questo incidente sull’ambiente? I Sindaci di Avellino e dei comuni limitrofi hanno provveduto, ieri, a chiudere tutte le scuole di ogni ordine e grado e a vietare i mercati. Questa mattina, con una nota l’ARPAC ha fornito i primi dati grezzi sulla qualità dell’aria:
“I forti venti della giornata di ieri, hanno spazzato via le nubi, evitando quindi un’eccessiva esposizione ai fumi prodotti dai componenti bruciatisi all’interno della fabbrica; le centraline fisse, site nel centro città, non hanno rilevato particolari sforamenti”.
Ma cosa sono, in effetti, le diossine e cos’hanno a che fare con l’incendio?
La fabbrica I.C.S. produce contenitori in plastica per batterie, formati principalmente da polipropilene, un materiale molto usato e con il quale siamo quotidianamente a contatto. Il polipropilene è un polimero termoplastico (un polimero che assume uno stato viscoso con l’aumento di temperatura, per poi tornare rigido con un successivo raffreddamento) che brucia rapidamente, sprigionano un fumo denso nero e fuligginoso contenente anche diossine, dannose per l’uomo e per l’ambiente.
Le diossine sono poco solubili, quindi tendono a restare sospese nell’aria, ma è proprio a contatto con i tessuti organici che divengono solubili e quindi assimilabili; una volta arrivate nel terreno, si legano al materiale organico e si degradano molto lentamente, quindi il pericolo maggiore arriva proprio dagli alimenti. La diossina si posa sull’erba, nell’acqua e nei prodotti della terra, entrando nella catena alimentare; ma non sono necessari eccessivi allarmismi, in quanto il livello di diossina letale per la salute è, di solito, moto alto.
Sarebbe bene lavare con attenzione frutta e ortaggi e non far mangiare il foraggio della zona contaminata agli animali da allevamento, evitando almeno in gran parte il rischio di assunzione di diossina.
Al momento, però, non sappiamo ancora con certezza quale sia il fattore di rischio a cui siamo sottoposti, non sappiamo quante sostanze dannose sono entrate nel nostro organismo. Sarà solo nel pomeriggio, però, che l’Arpac fornirà i dati riguardanti le diossine presenti nell’aria e nel terreno, anche grazie alla centralina mobile installata ieri nei pressi della Città Ospedaliera. Il consiglio è comunque quello di procurarsi una mascherina per coprire naso e bocca e di non stare per lunghi periodi di tempo all’aria aperta.


