Asintomatici Covid non possono lavorare neanche da casa.
Al momento nel nostro Paese ci sono migliaia di persone “asintomatiche”, vale a dire coloro che, pur avendo contratto il Covid, non presentano alcun sintomo.
Non appena scoperta la positività per queste scatta la quarantena obbligatoria per evitare la diffusione del contagio.
Durante la quarantena a casa, nonostante la loro buona forma fisica, questi soggetti non possono lavorare in nessuna forma, neanche in modalità smart working, è scritto nero su bianco nei decreti Cura Italia e Rilancio, poi convertiti in leggi.
Stesso divieto vige anche per chi torna dai paesi reputati a rischio.
Nel decreto Agosto, viene stabilito infatti che anche chi rientra da zone a rischio come Croazia, Spagna e Grecia deve restare in isolamento fino a che non si sottopone al tampone obbligatorio, e può lasciare il proprio domicilio solo una volta ricevuto l’esito negativo del tampone naso-faringeo.
Anche in questo caso, il periodo di isolamento preventivo è equiparato alla malattia quindi non si può lavorare nemmeno in modalità “lavoro agile”, anche se non si ha ancora la certezza dell’avvenuto contagio.
Al Corriere della Sera l’avvocato Cesare Pozzoli, partner dello studio legale milanese Chiello-Pozzoli, spiega la regola.
“Oltre al danno causato all’azienda dalla mancanza del lavoratore, bisogna considerare l’impatto sulle casse di Inps.
Si potrebbe valutare la possibilità di far lavorare in smart working gli asintomatici, quando c’è il consenso del dipendente”.
Nei prossimi giorni il governo incontrerà le aziende e i sindacati per affrontare la questione dello smart working, attivabile senza accordo fino al 15 ottobre.
Uno dei temi potrebbe essere proprio la possibilità di far lavorare da casa i positivi senza sintomi.


