Al via questa mattina all’Inmi Spallanzani di Roma la sperimentazione sull’uomo del vaccino anti-Covid “made in Italy”.
“Oggi il primo italiano, il primo volontario, si sottopone alla sperimentazione del vaccino. Sono molto soddisfatto e orgoglioso di questo”, ha dichiarato Francesco Vaia, direttore sanitario dello Spallanzani di Roma.
“Se tutto andrà per il meglio e termineremo questa sperimentazione entro l’anno e se siamo bravi e veloci, potremmo avere il vaccino in base commerciale entro la prossima primavera.
Si inaugura così la classica fase uno”, ha aggiunto Vaia, “che dovrà verificare se la dose di vaccino non darà effetti collaterali al paziente e, soprattutto, se questa dose è immunogenica, cioè capace di produrre all’interno dell’organismo la creazione di anticorpi capaci di bloccare la replicazione virale.
“Dopodiché i cittadini sottoposti alla sperimentazione fino all’autunno, verranno osservati per 12 settimane. La seconda e la terza fase prevede la sperimentazione nei paesi dove la virulenza è molto più alta rispetto all’Italia, come il Brasile o il Messico”, ha concluso Vaia.
90 volontari tra i 18 ed i 65 anni
In tutto sono 90 i volontari scelti per la sperimentazione, su oltre 7mila che hanno presentato la candidatura.
I volontari tutti in perfetta salute, dopo la somministrazione verranno sottoposti a 8 visite nell’arco di 7 mesi, per controllare che non si presentino effetti collaterali.
Metà dei 90 scelti hanno tra i 18 e i 55 anni, l’altra metà ne ha più di 65.
Ogni gruppo di età è diviso in tre sottogruppi di 15, ciascuno dei quali riceverà tre dosi crescenti.
La sperimentazione che sarà condotta presso l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “L. Spallanzani” di Roma e il Centro Ricerche Cliniche Verona è finanziata dalla Regione Lazio, con un investimento da 5 milioni di euro insieme al ministero della Ricerca.
Il vaccino utilizza la tecnologia del “vettore adenovirale non-replicativo”, ovvero incapace di produrre infezione nell’uomo.
Il vettore virale agisce come un minuscolo “cavallo di Troia”, che induce transitoriamente l’espressione della proteina spike (S) nelle cellule umane. Questa proteina è la “chiave” attraverso la quale il coronavirus, legandosi ai recettori ACE2 presenti all’esterno delle cellule polmonari, riesce a penetrare ed a replicarsi all’interno dell’organismo umano.
La presenza della proteina estranea innesca la risposta del sistema immunitario contro il virus.
Il metodo del vettore virale è stato adottato anche dall’altro vaccino che vede una partecipazione italiana, quello di Oxford.
Il brevetto è inglese, la produzione su larga scala è affidata alla multinazionale AstraZeneca, ma la biotech Irbm di Pomezia si è occupata della fabbricazione per la fase sperimentale.
Il vaccino di Oxford al momento è uno dei vaccini anti-Covid più avanzati al mondo, è già nella fase tre delle sperimentazioni, le quali sono state avviate, oltre che nel Regno Unito, anche in Brasile e Sudafrica.


