Vincenzo De Luca: “La valutazione di sintesi è quella che mi sono permesso di proporre qualche settimana fa, ragionando sul futuro dell’Italia: siamo rovinati, comunque vada.
A convalidare questa mia valutazione ha contribuito anche Sigfrido Ranucci. Non credo di dover aggiungere nulla sulla vicenda nel merito, su episodi anche indecenti. Il problema non è questo.
Il problema è rappresentato dalla deriva che ha assunto in Italia il cosiddetto giornalismo d’inchiesta, che è tutto fuorché giornalismo.
Una deriva intrapresa da un mondo dell’informazione – tra l’altro pagato dai cittadini italiani – nel quale il punto non è più far emergere la verità o svolgere un’azione di critica permanente nei confronti del potere, del mondo politico e delle degenerazioni della vita pubblica.
Questo sarebbe un obiettivo sacrosanto: esercitare una funzione critica e di controllo. È diventato invece, sempre di più, un esercizio pseudo-giornalistico che serve solo a soddisfare il narcisismo dei conduttori televisivi, l’opportunismo e il carrierismo, nove volte su dieci sulla pelle dei cittadini e degli interlocutori.
Quando ero giovane ho usato un’espressione: “il camorrismo giornalistico”. Vi mostro un video di una mia intervista di undici anni fa. Parlavo già allora di un servizio di Report condotto da Milena Gabanelli, professionista di grande valore, ma i vizi della trasmissione erano già tutti presenti: la tendenza a sostituirsi ai pubblici ministeri, a farsi portatori di verità divine, a calpestare la dignità degli interlocutori e a esercitare una forma di violenza sulle persone coinvolte, politici o semplici cittadini.
Questo purtroppo è il vero problema: non il giornalismo che cerca la verità ed esercita una funzione critica, ma il giornalista che si mette al centro sulla pelle degli altri, malato di narcisismo, che costruisce carriere inventando scoop e scandali a prescindere dalla realtà dei fatti, senza avere mai la correttezza di scusarsi dopo aver distrutto una persona e la sua famiglia.
Questa vicenda mi ha confermato il giudizio espresso da uno dei miei maestri, Piero Gobetti, giovane liberale morto per la violenza fascista: la logica del moralismo è sempre utilitaria. Chi si erge a portatore di verità assolute, sostituendosi ai magistrati, persegue sempre interessi personali.
Non la moralità. Il moralismo. Che è una cosa diversa”