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Comune di Avellino
13 Giugno 2026
Ultima pubblicazione: 13 giugno 2026 07:59:48
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Attualità

COMUNE DI ATRIPALDA – COINVOLTA NELLO SCANDALO DELLE BUSTE PAGA, CHIEDE DANNI E REINTEGRAZIONE

L’ex dipendente comunale Irene Iandolo, coinvolta nello scandalo del 2015 insieme ad altri 3 suoi colleghi per aver taroccato le buste paga, ha deciso di ricorrere dinanzi al Tribunale di Avellino Sezione del Lavoro, per richiedere l’annullamento del provvedimento di licenziamento e la reintegrazione del posto di lavoro con conseguente condanna del Comune di Atripalda al pagamento di un’indennità risarcitoria, nonché delle spese di lite.

La notifica del provvedimento è pervenuta presso gli uffici dell’ente il 17 gennaio 2019.

La giunta comunale, visto i pareri in atti esposti il 30 gennaio 2019 dall’Avvocato Ettore Freda, legale che ha affiancato l’Ufficio per i Procedimenti Disciplinari del Comune di Atripalda, ha evidenziato l’effetto negativo della reintegra nella mancata costituzione del Comune, e consigliato  all’amministrazione, di resistere al giudizio intentato dalla Iandolo, al fine di tutelare l’azione amministrativa.

E’ bene ricordare che le indagini che hanno consentito di acclarare la responsabilità degli impiegati comunali risalgono alla fine del mese di febbraio del 2015, quando è stata sporta formale denuncia, presso gli Uffici della Squadra Mobile, su presunte anomalie sul sistema informatico di contabilizzazione degli stipendi del Comune di Atripalda. 

Nel corso dell’attività investigativa sono emersi inconfutabili elementi di colpevolezza a carico dei dipendenti i quali, nel corso di questi ultimi anni, avvalendosi di conoscenze informatiche specifiche, si sono appropriati, a più riprese, di somme di denaro che venivano contabilizzate sulle rispettive buste paga.

Lo stratagemma usato, grazie a conoscenze informatiche specifiche, consisteva nell’inserirsi all’interno del sistema, agevolati anche dalla loro funzione dirigenziale in seno al Comune, per ritoccare a vantaggio i loro stipendi inserendo delle voci non corrispondenti all’effettiva attività prestate, formando dei mandati di pagamento falsati in modo da scongiurare il controllo ed inviare tali emolumenti taroccati alla tesoreria comunale, che emetteva i pagamenti degli stipendi.

In alcuni casi l’attività d’indagine ha permesso di individuare che le buste paga gonfiate venivano utilizzate dagli indagati per accedere a benefici di credito per la cessione del quinto dello stipendio presso alcune società di finanziamento, tutto ciò avveniva anche creando documentazione falsata a firma degli indagati seppur non competenti all’inoltro di tali istanze.

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