Da qualche mese ormai, sta prendendo forma una nuova manovra di bilancio per il 2021 che introduce, tra le altre cose, nuove norme e tassazioni riguardanti i prodotti da fumo, comprese le sigarette elettroniche, le cui norme sono accorpate ai quelle vigenti per i tabacchi lavorati.
Il pressing in parlamento punta ad aumentare l’accisa sui tabacchi non da combustione dal 25% al 50% in più di quella che grava sulle sigarette tradizionali.
Il settore dei tabacchi da inalazione, rappresenta il 4% del mercato, a fronte dell’85% delle sigarette, secondo gli ultimi dati, risalenti al 2019, dell’Agenzia delle Dogane e dei monopoli.
Negli ultimi due anni è stata registrata una diminuzione del 6,80% dell’uso di sigarette e tabacco, grazie alle campagne di sensibilizzazione contro il fumo e alla sostituzione con le sigarette elettroniche e con prodotti con tabacco riscaldato.
Inoltre, dall’inizio della pandemia, si attesta che 600mila persone abbiano lasciato le sigarette; di questi, 500mila sono passati alla sigaretta elettronica e al tabacco riscaldato, e 100mila hanno smesso del tutto di fumare.
Il rischio che potrebbe insorgere dalle nuove norme di tassazione, però, non è da sottovalutare.
Massimo Paradiso, membro del centro di ricerca sull’Economia e la finanza pubblica dell’Università Roma 3, ha spiegato:
“gli attesi incrementi di gettito dovuti all’aumento della tassazione del tabacco riscaldato, devono fare i conti con la reazione dei consumatori all’aumento di prezzo che implicherebbe una non modesta sostituzione di tabacco riscaldato con le più economiche sigarette, il cui consumo andrebbe invece disincentivato.
L’incremento al 50% dell’attuale aliquota sul tabacco riscaldato, proposto nuovamente mentre al ministero dell’Economia si confeziona la manovra, genererebbe un incremento dei prezzi di oltre 1 euro a pacchetto, modificando inevitabilmente le scelte di consumo dei fumatori indirizzandoli verso le sigarette”.
Ecco perché, come afferma Paradiso, ad un incremento della tassazione sui prodotti senza combustione, dovrebbe corrispondere un aumento almeno uguale sugli altri prodotti da fumo.
La Big Tobacco, intanto, preme perché l’Italia scoraggi l’uso di sigarette e affini, promuovendo il passaggio alle sigarette elettroniche, per ridurre l’esposizione alle tossine.
L’azienda Philip Morris, ha scelto Bologna come sede del suo stabilimento di tabacco riscaldato, stipulando un accordo di due miliardi di euro con i coltivatori di tabacco italiani.


