Mascherine e guanti monouso nelle reti da pesca.
Mentre noi eravamo chiusi in casa, costretti dal lockdown, la natura si è riappropriata dei suoi spazi, ha avuto modo di riposarsi dallo stress che le procuriamo e rigenerarsi, donandoci acque cristalline, aria respirabile e tanto altro.
Ma appena tornati alla tanto sospirata libertà, cosa abbiamo fatto per ripagare Madre Natura?
Abbiamo iniziato a comportarci esattamente come prima se non peggio.
La Fedagripesca-Confcooperative ha lanciato in queste ore un grido d’allarme: i nostri mari sono diventati una grande pattumiera, dove sono stati abbandonati guanti e mascherine anti-Covid.
Un danno non solo per l’ambiente ma anche per le attività in mare.
La denuncia di Fedagripesca-Confcooperative è arrivata dopo le innumerevoli segnalazioni dei pescatori operativi lungo le coste italiane.
“È impressionante la quantità di mascherine che porto a terra con le mie reti”, ha raccontato Pietro, pescatore del Tirreno, visibilmente preoccupato, “in tanti anni che faccio questo mestiere di oggetti ne ho trovati tanti.
Una volta ho pescato perfino una lavatrice che mi ha strappato le maglie, procurandomi un bel danno, visto quanto costano.
Va trovata una soluzione perché così non si può andare avanti.”
Le mascherine no Covid danneggiano flora e fauna.
I nuovi rifiuti che non costituiscono certamente alcun rischio di contaminazione da Coronavirus, visto che i dispositivi restano in acqua per giorni, creano un danno inestimabile a flora e fauna marina, alle relative economie e alla salute dell’uomo.
La maggior parte delle mascherine monouso, infatti, sono realizzate in poliestere e polipropilene e trattate con sostanze chimiche, plastiche che, una volta sfaldate, si tramutano in micro e nano plastiche che vengono ingerite dai pesci e ritornano all’uomo attraverso la catena alimentare.
Fedagripesca ha dichiarato che al momento è molto difficile fare una stima precisa di quanti dispositivi anti-Covid e guanti monouso siano finiti nei nostri mari.
Se a questi aggiungiamo le 8 milioni di tonnellate di plastica che ogni anno finiscono nelle nostre acque, si arriva a cifre stratosferiche.
Al grido d’allarme della Fedagripesca si aggiunge anche quello dell’associazione francese Opération Mer Propre.
Quest’ultima ha dichiarato che se si continua di questo passo, nel Mediterraneo ci saranno molto presto più mascherine che meduse.


