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15 Aprile 2026
Ultima pubblicazione: 14 aprile 2026 18:20:52
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Attualità

LE OFFERTE IN CHIESA? SI FARANNO CON IL BANCOMAT

Poteva la Chiesa rimanere ferma mentre il resto del mondo avanza in un’unica direzione, quella del progresso tecnologico? 

A quanto pare no. 

In un’epoca in cui i luoghi di culto sono sempre più disertati, specialmente nei periodi in cui non ci sono festività sentite, il rapporto tra Chiesa e moderne tecnologie ha conquistato un significativo sodalizio. 

Pur restando ancorata a tradizioni e rituali millenari, la Chiesa sta lasciando spazio all’utilizzo delle nuove tecnologie per stare il più possibile al passo con i tempi. 

Sta scegliendo vie di comunicazione alternative, per diffondere la Parola di Dio e riempire le chiese di fedeli e visitatori. 

Papa Francesco ed i social

Anche il pontefice, simbolo della Chiesa per eccellenza, ha avvertito la necessità di aprire le porte al mondo dei social. 

Papa Francesco è infatti attivo su Facebook, Instagram e Twitter, dove ha conquistato migliaia di seguaci. 

Una Chiesa che viaggia a pari passo con la tecnologia, dove ci sono confessioni e assoluzioni online, dove non mancano App create appositamente per la divulgazione del culto, non poteva non sperimentare l’uso della moneta elettronica. 

Ecco che in molte parrocchie sono stati installati i pos. 

Sono molte le chiese, europee e non, dove per le offerte da fare all’altare, per accendere una candela, per pagare l’obolo o per contribuire alle spese di gestione, si utilizzano carte di credito e bancomat. 

Negli Stati Uniti, in Svezia, in Polonia, dove sono più di quindici anni che i pos sono diventati parte integrante dell’architettura di una chiesa, nessuno o quasi prova stupore nel vederlo tra banchi e candele. 

E in Italia?

Discorso diverso per l’Italia. 

Sarà che siamo stati bambini trepidanti, nell’attesa dell’offertorio, per mettere la monetina nel cesto delle offerte fatto scorrere tra i banchi. 

Oppure che siamo stati bambini stupiti dinanzi ad una candela che si accendeva dopo il rumore della monetina che cadeva nella cassetta. 

O ancora, che siamo adulti sensibili al binomio Chiesa-denaro, l’installazione dei pos in alcune chiese italiane ha creato non poche polemiche e dissensi. 

A dar vita all’obolo con carta di credito è stato il vescovo di Chioggia, monsignor Adriano Tessarollo, che ha disposto l’istallazione del pos, in via sperimentale, in tre parrocchie: Cattedrale, San Giacomo e San Martino. 

Il vescovo, noto alla cronaca per le sue opinioni su migranti e ladri, ha giustificato la sua scelta attribuendola alla necessità di scongiurare l’eventualità di furti, sempre più frequenti, alle offerte. 

Ma come funziona questo sistema di pagamento?

Inserito il bancomat o la carta di credito si apre un menù, nel quale sono elencati i servizi offerti dalla chiesa, con relative tariffe. 

Scelta l’opzione desiderata a pagamento effettuato, viene rilasciata una regolare ricevuta, che nei casi previsti, può essere scaricata dalla dichiarazione dei redditi dei fedeli. 

Si può donare un euro, due o tre per accendere un cero o una candela, dieci euro per una messa, diciassette euro per una messa in data vincolata. 

Ovviamente queste sono le tariffe minime, c’è comunque, volendo, la possibilità di fare un’offerta libera. 

Come accade per qualsiasi pagamento, ci saranno le commissioni da pagare, che variano a seconda della cifra versata e saranno detratte dall’offerta. 

Il menù inoltre permette di scegliere se donare alla chiesa dove si effettua il pagamento o ad un altro istituto religioso. 

Le donazioni possono essere effettuate anche da casa al sito www.donatelumen.org, sul quale è possibile scegliere la chiesa a cui fare la donazione. 

Tra culto e commercio

Sulle orme del vescovo di Chioggia, anche a Torino, nel duomo intitolato a San Giovanni Battista è stato installato un pos. 

Il parroco don Carlo Franco, ha spiegato di essere arrivato a questa scelta, per andare incontro al numero sempre più crescente di persone che non essendo più abituate al contante, si trovano in netta difficoltà davanti al desiderio di voler fare un’offerta. 

Inoltre, per favorire i tanti turisti che sono comunque abituati alla presenza dei pos nei luoghi di culto. 

Gli avvenimenti di Chioggia e Torino, insieme a quello di Rimini, dove un sacerdote ha installato in chiesa un distributore automatico di rosari e breviari, hanno alzato un fitto polverone, destinato sicuramente a non diradarsi per il momento.

Difatti, si sono alimentate polemiche, tra chi ci ha visto una commercializzazione dei servizi offerti dalla Chiesa, con una conseguente riduzione della stessa ad un supermercato, e tra chi, rifacendosi all’episodio di Gesù nel tempio, ha gridato allo scandalo, ritenendolo un connubio tra Dio e il “dio denaro”. 

Infine, c’è chi trova impensabile ed offensiva la presenza di un pos in chiesa. 

Serviranno tutte queste polemiche ad arginare il fenomeno o tra pochi anni saremo destinati a non sentire più il suono di monetine in chiesa? 

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