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5 Aprile 2020
Ultima pubblicazione: 05 aprile 2020 19:25:03
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Attualità

GENITORI PENTITI DI AVER FATTO FIGLI

Genitori pentiti di aver fatto figli.

Diventare genitori dovrebbe essere una delle esperienze più emozionanti in assoluto. 

Veder nascere il proprio miracolo, poterlo coccolare o abbracciare, vederlo sorridere, correre o giocare, dovrebbe essere il dono più grande che la vita possa riservarci, ma non per tutti è così. 

Nel nostro Paese non solo nascono sempre meno bambini, ma ci sono sempre più genitori “pentiti” di aver scelto di procreare.

Se solo potessero tornare indietro non metterebbero di certo su famiglia. 

A rivelarcelo sono i dati Istat, secondo i quali la generazione “di mezzo”, ovvero quella dei 25-44enni, ha smesso di fare figli. 

La popolazione italiana continua a diminuire, basti pensare che al 1° gennaio 2020 i residenti nel nostro paese ammontano a 60 milioni 317mila, 116mila in meno su base annua. 

Ciò ha fatto sensibilmente aumentare il divario tra nascite e decessi.

Per 100 persone decedute oggi nascono soltanto 67 bambini, mentre dieci anni fa ne nascevano ben 96. 

Nel 2019 è stato registrato il livello più basso di “ricambio naturale” degli ultimi 102 anni. 

A questi dati si aggiunge un successivo sondaggio Swg, dal quale è emerso qualcosa di ancora più eclatante.

Un genitore su 4, ovvero una coppia su 6, non rifarebbe un figlio se potesse tornare indietro. 

Ma perché questo pentimento? 

Mi vien da rispondere con le parole del Presidente Censis, De Rita, che ha affermato: 

“C’è un narcisismo di massa e non si è più disposti a fare sacrifici. È un problema di dittatura dell’Io. 

L’egolatria dei social riduce gli orizzonti mentali e impedisce di accettare la sfida della genitorialità. 

Nessuno vuole ridimensionare tenore di vita, abitudini e comodità. 

I figli costano e obbligano eterni Peter Pan a uscire dal loro egoismo.” 

Essere genitori, infatti, comporta tantissimi sacrifici, oltre che tante gioie. 

Quando si diventa mamme e papà, si viene letteralmente travolti da un “ciclone” fatto di pappe, pannolini e notti insonni. 

Ciclone che spazza via la vita mondana, gli aperitivi, le feste, il tempo libero, facendo spazio a quelle che sono le priorità del neonato. 

Non tutti, per egoismo, per mancanza d’istinto materno o paterno, riescono a rinunciare ai propri bisogni, o quanto meno a metterli in secondo piano. 

A questo si aggiunge il particolare periodo storico, che ci sta mettendo dinanzi a gravi difficoltà economiche e che non conciliano certamente con tutte le spese che sono necessarie per crescere un bambino. 

Qualunque sia la causa, sta di fatto che in Italia abbiamo sempre meno nascite e sempre più genitori pentiti. 

Un dato triste ed allarmante allo stesso tempo. 

E’ doveroso aggiungere che il sondaggio Swg ha, inoltre, portato alla luce un altro dato significativo. 

Per una buona fetta degli italiani non ci troviamo dinanzi ad una crisi demografica, ma piuttosto a una precarietà lavorativa che impedisce loro di pensare in modo sereno al proprio futuro e che paralizza il quotidiano. 

La crisi demografica, dinanzi all’insicurezza economica, la carenza di incentivi e la precarietà lavorativa, passa in secondo piano. 

 

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