La vendita del mercatino rionale di Atripalda non è più una scelta: è un fatto.
Si è materializzata e, con essa, si avvicina lo sgombero di chi, per anni, ha dato vita a quel luogo. Un pezzo di storia cittadina che se ne va così, senza troppi complimenti e, soprattutto, senza una vera discussione pubblica. Più che una scelta politica, sembra l’ennesima decisione subita dai cittadini.
In quattro anni di governo, questa maggioranza ha mostrato una certa coerenza: quella di non ascoltare le diverse sensibilità del territorio e di evitare accuratamente momenti di confronto aperto sulle scelte fatte. Una linea decisamente chiara, se non altro. Una città senza ascolto è una città senza voce.
Eppure, il mercatino poteva essere un’opportunità. Andava rilanciato, non liquidato. Investendo su commercianti e associazioni, creando iniziative condivise, trasformandolo in uno spazio vivo, sul modello dei mercati di prossimità che altrove funzionano e attraggono.
Per un attimo abbiamo anche pensato che questa visione fosse stata recepita, dato che erano stati concessi alcuni locali ad un’associazione che si è anche impegnata ad organizzare qualche evento.
Ma evidentemente si trattava più di un palliativo, di un “debito politico” da saldare, più che di una reale intenzione.
Oggi restano i fatti, commercianti lasciati in balia degli eventi e una comunità privata di un possibile centro di aggregazione.
Un altro spazio che si spegne, un’altra occasione persa. Ci auguriamo almeno che l’amministrazione trovi rapidamente una collocazione dignitosa per gli operatori coinvolti. Non è una concessione ma il minimo dovuto.
Nel frattempo, è necessario fare chiarezza, su questo come su tanti altri temi. Per tale ragione, il Partito Democratico organizzerà a breve un dibattito pubblico sui quattro anni di amministrazione, al fine di discutere apertamente delle scelte compiute dall’amministrazione e di quelle mancate.
Un confronto aperto a tutti: cittadini, associazioni, società civile e forze politiche, che ci auguriamo vogliano partecipare andando oltre le più strette appartenenze ideologiche. Non si tratta più di schieramenti, ma di Atripalda e del suo futuro da costruire.
Atripalda merita risposte, non silenzi. Merita una visione, non una gestione inadeguata della cosa pubblica. Atripalda e i suoi cittadini meritano di tornare ad avere voce.
Al centro della discussione saranno poste, fin da subito, idee concrete dalle quali
ripartire, come la valorizzazione dell’ex scuola Mazzetti in via Manfredi che, anche in sinergia con il Parco Archeologico Abellinum, può e deve diventare un nuovo punto di incontro per associazioni, cittadini e giovani.
I luoghi si possono perdere, le comunità no. E una comunità che ritrova la propria voce riscopre il punto da cui ripartire.


