L’ultimo saluto a Gianfranco Luciano, il 49enne atripaldese senza fissa dimora.
Ora hai un posto dove stare, ora non hai più bisogno di procurarti il cibo, ora puoi riposarti per l’eternità.
Gianfranco Luciano era un uomo complesso, in passato aveva avuto problemi con la giustizia, era dipendente dall’alcool e dal gioco. Una figura difficile da gestire.
Ma nonostante tutto ciò, le persone che lo conoscevano bene hanno provato per mesi a fargli invertire la rotta, ma senza successo.
La morte sopraggiunta all’inizio di questa settimana, non ha colto impreparati quanti nei giorni scorsi avevano notato un ulteriore peggioramento delle sue condizioni di salute.
Seduto su una delle panchine posizionate a ridosso di Piazza Umberto I, al centro della città di Atripalda, ha trascorso il suo tempo aspettando la fine, mentre a poca distanza, le persone continuavano la loro vita, indifferenti o inconsapevoli della sua esistenza.
Il suo viso, ricoperto dalla barba lunga, era di un colore indefinibile. Le gambe gonfie a tratti livide, i suoi movimenti impacciati e lenti.
Stava mollando, se ne stava andando.
Gianfranco Luciano viveva in una stanza del convento di rampa San Pasquale tra rifiuti ed escrementi.
Le cause della morte non sono state ancora ufficialmente rese note, ma poco importa, il declino si è consumato nella sua dipartita.


