
Atripalda: i soliti Spagnuolo e la politica del “vaffa”…
È appena cominciato il mese in cui i cittadini sentiranno parlare diffusamente di argomenti che poi saranno accuratamente riposti per i prossimi cinque anni.
Si sentirà parlare di #ambiente, #sociale, #traffico, #parcheggi, #PUC, #Cinema, #Alvanite, #Fiume, #Progetti per #Abellinum e #Dogana e chi più ne ha più ne metta.
Qualunque cosa si dirà, alla fine della fiera, il 12 giugno si ritornerà all’ordinario tran-tran dell’amministrazione che decide in base a logiche di sopravvivenza politica dei singoli attori e attrici, nella totale indifferenza alla buona amministrazione e al rispetto degli impegni presi pubblicamente in campagna elettorale.
Il quadro politico non riesce ad uscire dall’incubo dei suoi riti peggiori.
Siamo ancora fermi ai quadretti macchiettistici magistralmente tratteggiati da Totò (Vota Antonio….).
Non c’è verso di cambiare strada. Non c’è verso di iniziare un percorso virtuoso, di scommettere su un progetto di medio–lungo termine che finalmente innovi comportamenti e uomini.
Alla fine la scena se la prendono sempre i soliti attori e attrici a cui neanche l’amor proprio consiglia di fare un passo indietro dopo decenni di presenza sulla scena politica amministrativa che ha accompagnato il costante declino del paese.
Atripalda si è così infilata nel loop degli Spagnuolo che va avanti da tre legislature; entrambi hanno alle spalle un partito che fa delle divisioni, ormai, l’unica ragione della propria esistenza.
Anche la terza lista in campo tutto sommato rientra in questo schema, anzi lo rafforza in quanto mostra l’inconsistenza di un’alternativa agli Spagnuolo che non oppone un vero progetto ragionato, ma prova ancora a far leva sulla “pancia” della gente, secondo lo schema già tramontato della politica del “vaffa”.
Coloro che in buona fede hanno accettato da neofiti di partecipare ad una siffatta competizione elettorale, hanno, purtroppo per loro, messo in gioco la propria immagine a servizio di una politica screditata e senza futuro.
Noi abbiamo scelto di stare fuori da questo teatrino perché nessuna delle liste, come detto sin qui, nasce da un progetto condivisibile innovativo e di lungo respiro.
Non siamo i soli ad aver fatto questa scelta.
C’è chi come noi ha resistito alle sirene (ipocrite) della necessità di “starci per cambiare dall’interno” perché ha capito che l’attuale quadro non è più riformabile dall’interno ed urge la creazione di una nuova classe dirigente.
Seguiamo in particolare con interesse l’iniziativa di giovani atripaldesi che hanno messo in piedi già da un po’ di tempo un elaborato ed accurato percorso di iniziative politiche e culturali su valori pienamente condivisibili, aperte al confronto e alla proposta della città.
Sono ragazzi che hanno capito che farsi omologare dividendosi tra le liste della prossima contesa elettorale, avrebbe posto fine al loro percorso virtuoso di crescita, disperdendo la loro energia innovativa.
Apprezziamo la loro scelta intelligente. Il loro percorso deve continuare per approdare ad un’esperienza di proposta futura per l’amministrazione del paese che sia innovativa, razionale e indipendente.
Crediamo che sia questa la via giusta per costruire una nuova classe dirigente per il nostro comune.
Sinistra Italiana Atripalda

