Se dal prossimo lunedì anche gli over 40 potranno prenotare il vaccino anti-Covid, ci sono ancora oltre 5,6 milioni di over 60 che non hanno ricevuto la prima dose.
A denunciarlo la Fondazione Gimbe, nel monitoraggio settimanale indipendente sulla situazione epidemiologica e sull’andamento della campagna vaccinale nel nostro Paese.
Secondo il report, la copertura degli over 60 è complessivamente insufficiente: infatti, se solo il 9,9% degli over 80 (439.599) non ha ricevuto neppure una dose, la percentuale sale al 25,9% nella fascia 70-79 (1.548.525) e al 49,6% per quella 60-69 anni (3.650.078).
Oltre 5,6 milioni di persone a rischio elevato di ospedalizzazione, dunque – evidenzia Gimbe – sono ancora totalmente scoperte dalla protezione vaccinale.
“A fronte di percentuali così elevate di over 60 non ancora coperte dalla prima dose – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe – da un lato si offre alle Regioni di aprire sino ai 40 anni per non rallentare le somministrazioni, dall’altro non si rendono noti i numeri di mancate adesioni e rifiuti selettivi di AstraZeneca, che hanno ‘costretto’ ad estendere l’intervallo della seconda dose dei vaccini Pfizer e Moderna sino a 42 giorni con il solo obiettivo di supplire alla carenza di dosi di vaccini a mRna”.
“Al di là di ritardi e irregolarità delle consegne di AstraZeneca – rileva Cartabellotta – finora Johnson & Johnson ha consegnato solo ‘briciole’ e oltre 7 milioni di dosi CureVac restano vincolate ai tempi di approvazione dell’Ema.
In altri termini, tenuto conto anche del numero esiguo di dosi di Moderna, la campagna vaccinale in Italia è sempre più Pfizer-dipendente”.
Secondo la Fondazione Gimbe, inoltre, “considerato che la campagna vaccinale sta entrando in una fase condizionata dall’adesione della popolazione, occorre integrare la prenotazione volontaria con un sistema a chiamata attiva, coinvolgendo in maniera sistematica e capillare i medici di famiglia e mettendo in campo un’adeguata campagna di comunicazione istituzionale e strategie di persuasione individuale”.
Se questi sono i dati nazionali, che evidenziano quanto una buona parte della popolazione più a rischio non sia stata ancora immunizzata, più rosea è sembrata, almeno nelle parole del direttore generale dell’Asl di Avellino, Maria Morgante, la situazione in Irpinia.
“Per quanto riguarda la vaccinazione degli over-60, abbiamo pochi centri. C’è il Campo Coni, Montefalcione, Montoro e, sicuramente, il numero dei 60enni ancora non vaccinati è assolutamente esiguo”.


