Il 2019 volgeva al termine, allorquando uno scarno comunicato del sig. Spagnuolo, scritto in burocratese puro, com’è nello stile del personaggio, annunciava laconicamente la chiusura al pubblico della biblioteca comunale a partire dal 7 gennaio 2020, per l’esecuzione di lavori di sistemazione e adeguamento alla normativa sulla sicurezza dei luoghi.
Tempi previsti per la riapertura: 100 giorni lavorativi.
Trascorso detto periodo (più qualche multiplo di cento) e attraversato il lockdown, la biblioteca è stata avvolta da una coltre di silenzio da parte dell’Amministrazione comunale.
Al luglio dello scorso anno risale l’ultimo atto pubblico, un’ordinanza sindacale che peraltro richiama i lavori in corso nella biblioteca unicamente per giustificare la chiusura della villa comunale (all’interno della quale essa è collocata).
Un atto che precede l’ultimo, recentissimo, provvedimento di sfratto nei confronti dell’associazione “Cambiamenti”, motivato sempre con l’esigenza di portare a termine i lavori.
Risultato: oggi, tagliato ampiamente il traguardo del primo anno di chiusura, la struttura intitolata a Leopoldo Cassese è desolatamente serrata, con grande costernazione di appassionati di cultura, studiosi e studenti, questi ultimi già penalizzati dalla chiusura di scuole e università e privati ancora una volta di un punto di riferimento per le proprie attività.
Ciò proprio quando le altre biblioteche della provincia hanno riaperto i battenti, pur con tutte le cautele e le limitazioni imposte dalla normativa anti-COVID.
Anche se i cento giorni iniziali – ormai famosi quasi quanto quelli di Napoleone – li facessimo decorrere da luglio, i conti non tornerebbero lo stesso.
Il tempo – grande scultore – finisce perciò per inchiodare il duo Spagnuolo-Antonacci, delegato ai LL.PP, insieme a tutta la compagnia, a un ulteriore ritardo che sfiora ormai i trecento giorni.
E se l’ottimismo della volontà ci induce a credere ad Antonacci quando afferma, come ha fatto di recente, che la biblioteca in tutto questo lasso di tempo è stata sempre presidiata da un dipendente comunale, il pessimismo della ragione ispira, insieme a un naturale scetticismo, un moto di solidarietà nei confronti di questo ipotetico impiegato ignoto e negletto.
Ci sembra di vederlo, mentre si aggira un po’ smarrito fra tomi ponderosi, polverosi archivi e carte ingiallite, in una biblioteca trasformata nella sua personale “fortezza Bastiani” ad aspettare un nemico che mai arriva.
Hanno fatto benissimo pertanto i giovani dell’associazione “Idea Atripalda” ad indire una petizione per sollecitare l’apertura della struttura.
E’ appena il caso di dire che il PRC aderisce all’iniziativa condividendone pienamente spirito e finalità e si augura che essa sia coronata da successo, anche perché l’impossibilità di fruire dei luoghi di cultura è causa di ulteriori diseguaglianze nella società.
Leopoldo Cassese (quale occasione più propizia di questa per evocarlo?) affermava che gli atripaldesi hanno un cattivo rapporto con il loro passato e la loro memoria storica.
Ebbene, guardando all’operato di certi amministratori attuali, la sua considerazione assume il valore di una profezia su un futuro che corrisponde al nostro presente; vedendo invece la volontà di non rassegnarsi di tanti cittadini, soprattutto giovani, vien invece da dire che in questa città abita ancora la speranza.
Luigi Caputo – Partito della Rifondazione Comunista – Atripalda
Federazione PRC Avellino


