Matrimonio e Covid-19, +30% di separazioni.
Contrariamente a quanto molti avevano ipotizzato la pandemia da Covid-19 più che rafforzare l’amore si è rivelata un vero e proprio attentato all’amore.
La quarantena imposta ha portato tante coppie a vivere una convivenza forzata o, al contrario, affrontare la relazione a distanza, mettendo in crisi molte relazioni.
Ed è così, che nel 2020 c’è stato un boom delle richieste di divorzio, il 30% in più rispetto allo scorso anno.
A denunciarlo all’Adnkronos Gian Ettore Gassani, avvocato e presidente dell’Ami, Associazione Matrimonialisti italiani.
“Si calcola entro la fine dell’anno un aumento del 30% di crisi coniugali e separazioni rispetto al 2019”. Riguarda tutti: “coppie more uxorio, unioni civili, matrimoni tradizionali dove a separarsi sono in un caso su tre le coppie consolidate, con 30 anni di matrimonio alle spalle, in fascia di età tra i 60 e i 65 anni.
Chi lo avrebbe mai immaginato che avrebbero potuto essere così numerose in un Paese in cui l’istituzione matrimonio sembrava essere invincibile?
E noi parliamo di numeri relativi per lo più a chi ha la possibilità economica di separarsi, mentre non abbiamo contezza di quelli che i fondi non li hanno, dei separati in casa, non quantificabili perché gli manca l’essenziale per farlo: le risorse”.
Ciò che fa di questo 2020 l’anno dell’attentato all’amore non sono solo i numeri delle separazioni ma anche l’aumento dei casi di violenza domestica e i migliaia di matrimoni rimandati molti dei quali annullati definitivamente.
“Il 2020 è un anno funesto, maledetto per lo stare insieme che peggio di così non poteva andare, ha commenta il presidente dell’Ami, ed il prossimo 25 novembre, Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, avrà un significato particolare perché il Covid-19 è stato uno tsunami, ha raso al suolo l’amore e reso la famiglia un luogo fragile dove avvengono i fatti peggiori.
Più 15% di femminicidi più 70% di violenze domestiche, psicologiche economiche, sessuali ed assistite di un genitore nei confronti dell’altro, in presenza dei figli”.
Per quanto riguarda invece i matrimoni saltati afferma Gassani:
“Durante il lockdown migliaia di matrimoni sono stati rinviati al 2022.
Ma alcuni sono saltati definitivamente, perché, se sparisce l’incantesimo, può passare anche la voglia di sposarsi.
Con l’uscita dell’ultimo Dpcm, poi, la situazione potrebbe davvero degenerare.
Questo perché l’Italia è sempre stata la patria dei matrimoni e le celebrazioni per pochi intimi non piacciono quasi a nessuno.
Sappiamo che il matrimonio all’italiana prevede 200, 300 invitati, feste, enormi banchetti.
È normale che in 30 persone non sia la stessa cosa e che queste disposizioni non possano certo rappresentare un incentivo. Inutile girarci attorno così la gente non si sposa.
Basti pensare che nel 1970 sono stati celebrati oltre mezzo milione di matrimoni e l’anno scorso soltanto 200 mila.
Ormai o si convive, o si è single per scelta. Col Covid è arrivata la mazzata definitiva. A lungo andare non ci si sposerà quasi più”.


