Anche i malviventi che continuano imperterriti a visitare le case degli atripaldesi hanno compreso che i cartelli “Atripalda Territorio Sottoposto a Videosorveglianza” sono una bufala. Per maggiori informazioni rivolgersi ai residenti di via Antonio De Curtis e via Appia.
Le segnaletiche campeggiano in bella mostra in tutte le strade di accesso della città del Sabato.
Dopo aver speso migliaia di euro dei contribuenti per predisporre dispositivi di videosorveglianza presenti in ogni dove, non si riescono ancora ad applicare alcune nuove normative che permetterebbero il funzionamento degli impianti inattivi già da diversi mesi.
Il sindaco Spagnuolo, in una recente intervista, ha affermato che provvederà a potenziare la rete di sorveglianza ed a riattivare i dispositivi in essere nel più breve tempo possibile.
Non sarebbe forse più opportuno riattivare prima gli impianti sparsi in gran parte della città applicando le nuove regole, prima di procedere al potenziamento con il rischio che né i vecchi né i nuovi vengano messi in funzione?
Il problema è, che chi dovrebbe conoscere le normative vigenti e sbrogliare la matassa, brancola nel buio più completo.
Ma la cosa non ci meraviglia più di tanto, visto i precedenti sulla materia. Infatti, a luglio del 2018, dopo un esposto presentato all’ufficio Provinciale del Lavoro di Avellino, gli ispettori, in un blitz effettuato al comune di Atripalda, per l’esattezza al primo piano di fronte agli uffici della Polizia Municipale, condannarono il Comandante Domenico Giannetta al pagamento di un’ammenda, per aver apposto videocamere di sorveglianza senza la dovuta autorizzazione.
Ma non è tutto. Secondo le nostre informazioni, il Tribunale di Avellino avrebbe ricevuto tramite la Polizia di Stato, due fascicoli ed altrettanti esposti su alcuni impianti di videosorveglianza messi in funzione senza le dovute autorizzazioni. Gli occhi elettronici oggetto di attenzione sarebbero quelli installati sul piazzale di Palazzo di città.


