Dad: malata di leucemia non accende la telecamera. Rimproverata dal Preside dell’Istituto.
L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha costretto tutti a cambiare le proprie abitudini e ad adattarsi a questa nuova vita vissuta a distanza.
Dall’inizio dell’epidemia, sono state molte le discussioni riguardanti la scuola; tra chiusure e riaperture continue, gli studenti di tutte le età si sono ritrovati privati di alcuni degli aspetti fondamentali della scuola, come la socialità.
Seguire le lezioni da casa, seduti davanti ad uno schermo, può portare molti studenti ad avvilirsi e a non avere voglia di proseguire correttamente nel proprio percorso scolastico.
Però, sono molti i ragazzi che, nonostante la situazione difficile, trovano la forza di andare avanti ed è questo il caso della 17enne di Ottaviano, in provincia di Napoli che, nonostante avesse recentemente scoperto di soffrire di leucemia, ha continuato regolarmente a seguire le lezioni in Dad.
La ragazza, provata dalla chemioterapia, aveva avanzato la richiesta di non accendere la telecamera durante la didattica a distanza.
I docenti erano a conoscenza delle sue condizioni, ma si suppone che uno di loro abbia riportato questa violazione del regolamento al preside dell’istituto.
Secondo la ricostruzione dell’avvocato Mario Spina, lo scorso febbraio il preside sarebbe intervenuto nel corso di una lezione e avrebbe rimproverato la ragazza, chiedendole di abbandonare l’aula virtuale.
Il preside era a conoscenza delle condizioni di salute della studentessa, ma nonostante ciò avrebbe affermato: “io non posso sapere se lei attualmente si trova al bar o realmente a casa”.
La famiglia della ragazza ha tempestivamente inviato un esposto al Ministero dell’Istruzione e alla direzione scolastica regionale, chiedendo giustizia, ma dopo un mese non ha ancora ricevuto risposta.
L’avvocato Spina scrive nel documento:
“Il dirigente scolastico ha disatteso le più elementari norme alla base della comunità scuola che prima di tutto ha il dovere dell’accoglienza e la funzione di sostenere un processo di adattamento della giovane alla nuova condizione di vita”.
Sono lampanti, nella vicenda, l’ingiustizia, il mancato rispetto della privacy della ragazza e delle sue condizioni fisiche e psicologiche.
La Dad, ha dato alla studentessa la possibilità di continuare il suo percorso scolastico senza interruzioni, cosa che, probabilmente, non sarebbe potuta avvenire in presenza.
Ciò che le è stato dato, però, le è stato tolto in egual misura nel momento in cui, per seguire le direttive della didattica a distanza, sembrino essere passate in secondo piano le regole basilari del rispetto nei confronti dell’altro, arrivando ad un vero e proprio abuso nei confronti di una ragazza di soli 17 anni, costretta a vivere una condizione terribile.
Come affermava il giornalista e scrittore Tiziano Terzani: “il rispetto nasce dalla conoscenza, e la conoscenza richiede impegno, investimento, sforzo”.
La scuola dovrebbe educare gli alunni al rispetto reciproco, anche tramite l’incontro con realtà diverse dalla propria, fatte di difficoltà, sofferenze, sforzi e sacrifici; ma è un insegnamento che viene meno nel momento in cui sono gli stessi docenti o dirigenti a non seguire questo principio fondamentale.


