La frittata e ormai fatta. Non sappiamo se i 5 parlamentari attualmente in carica siano da considerare furbetti del bonus o dei veri e propri “pezzenti” della politica.
In entrambi i casi la figura di m….., almeno per i 5 beneficiari è ormai fatta. Ma non è tutto.
Insieme a costoro ci sarebbero anche 2000 eletti in Consigli regionali e comunali, che approfittando legalmente del provvedimento, hanno fatto domanda e ricevuto il bonus covid da 600 euro.
L’indignazione e le polemiche sono esplose dopo che il quotidiano La Repubblica ha diffuso la notizia.
La caccia ai colpevoli, con lo slogan “fuori i nomi e dimissioni immediate”, è partita.
In realtà, come sottolineato più volte, non si tratta di furbetti della politica, ma solo di approfittatori o “poveri cristi” che non tenendo conto della loro posizione piuttosto agiata, si sono equiparati a persone normalissime che nel corso del lockdown hanno perso buona parte dei loro profitti andando in grossa difficoltà.
Le prese di posizioni dei vari esponenti politici di destra e sinistra, sono solo chiacchiere senza possibilità alcuna di intaccare la posizione di privilegio di questi 5 “pezzenti parlamentari”, che per la cronaca non hanno commesso nessun reato.
La favola delle dimissioni immediate invocate da più parti non avrà nessun effetto e non potrebbe essere diversamente.
I 5 parlamentari di, Lega, Italia Viva e Movimento 5 stelle, sono stati astuti a sfruttare un provvedimento di emergenza del parlamento italiano, che non ha effettivamente tenuto conto di alcuni parametri.
Nessun si è preoccupato di stabilire un tetto di reddito e così facendo, il parlamento ha deciso di regalare a pioggia, anche a chi non ne aveva effettivamente bisogno, soldi che potevano essere indirizzati a fasce di reddito più bisognose.
Ma come dichiarato dal Governo” la situazione era grave”, non c’è stato il tempo per riflettere.
Ora questo pasticcio potrebbe essere ridiscusso e cambiato in alcune delle sue forme per far sì che tali atteggiamenti, legittimi ma poco “onorevoli”, si ripetano.
In altre circostanze, con reati effettivamente compiuti e accertati dagli organi preposti, il parlamento italiano si è quasi sempre compattato, mandando al proprio interno un messaggio inequivocabile:
Facciamo squadra, perché oggi a me e domani a te.


