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26 Ottobre 2021
Ultima pubblicazione: 26 ottobre 2021 18:26:02
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Dal mondo Salute

VARIANTE DELTA: JOHNSON&JOHNSON NON PROTEGGE

È ormai assodato che la temuta nuova mutazione del virus covid-19, chiamata “variante delta”, è arrivata in Italia.

I casi accertati sono ancora in  molto inferiore a quelli delle varianti classiche, ma non bisogna sottovalutare questa ulteriore minaccia. 

Mentre la campagna vaccinale procede, anche se con alcuni rallentamenti nell’ultima settimana, è arrivata la notizia da parte degli esperti che il vaccino monodose Johnson& Johnson potrebbe dover essere integrato con una seconda dose di un vaccino ad mRNA come Pfizer o Moderna. 

La variante Delta si sta dimostrando come estremamente più contagiosa delle varianti precedentemente studiate e che i medici hanno imparato a conoscere, bastano, infatti, solo tra i 5 ed i 10 secondi per essere contagiati.

I sintomi, inoltre, sono molto simili a quelli “classici, anche se meno riconoscibili: raffreddore, mal di testa, mal di stomaco, dolori alle articolazioni.

“Dall’inizio di maggio abbiamo analizzato i  sintomi più diffusi tra chi è stato contagiato dalla variante delta e non sono uguali a quelli di prima. La febbre rimane abbastanza comune, ma la perdita dell’olfatto non compare più tra i primi 10 sintomi.

La variante delta funziona in modo leggermente diverso e questo può creare dei problemi. Le persone potrebbero pensare di avere un raffreddore e continuare una vita normale diffondendo il virus.

E riteniamo che questo nuovo aspetto stia alimentando il problema”, ha affermato Tim Spector, esperto del Zoe Covid Symptom, la piattaforma no-profit lanciata nel 2020 per il supporto alla ricerca sul Covid. 

Gli infettivologi hanno espresso questa necessità sulla base dei dati provenienti dalla Gran Bretagna, dai quali è emersa la preoccupante notizia che una sola dose di Johnson& Johnson non sembra essere abbastanza efficace contro la variante Delta, a differenza dei vaccini Pfizer o AstraZeneca (66% di protezione il primo, a fronte del 95% degli altri due).

Risale a due settimane fa l’introduzione dei vaccini eterologhi, cioè effettuati con due dosi differenti, in Italia, ma solo per gli under 60 che hanno ricevuto la prima dose di AstraZeneca, mentre per J&J non sono ancora accertate le conseguenze del mix vaccinale.

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