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1 Ottobre 2020
Ultima pubblicazione: 30 settembre 2020 15:19:45
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Attualità

LUTTO NEL GIORNALISMO, MORTO SERGIO ZAVOLI

Si è spento ieri sera a Roma Sergio Zavoli, maestro del giornalismo televisivo, aveva 96 anni. 

Dal 1980 al 1986 era stato presidente della Rai, creatore di programmi storici come “La notte della Repubblica”, è stato radiocronista, condirettore del telegiornale, direttore del Gr, autore di inchieste che hanno segnato la storia e per 17 anni è stato Senatore della Repubblica.

Molte importanti personalità lo salutano, come il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che dichiara:

“Il congedo di Zavoli – come lui stesso lo definiva – sarà occasione per ripensare la sua eredità, per ricordare l’originalità e la qualità dei suoi lavori più importanti, per trarre spunti e ispirazione dal suo stile, dalla sua etica professionale, dalla sua grande forza narrativa capace di andare in profondità e di cogliere l’umanità che sta dietro gli eventi e i protagonisti.

Giornalista, scrittore, intellettuale di grande sensibilità, Zavoli è stato un pioniere dalla radio e una personalità tra le più rappresentative della televisione italiana. 

Il suo nome e il suo volto sono legati a programmi di successo e di valore, che resteranno nella memoria”.

E così anche il Presidente del Senato Elisabetta Casellati:

“La sua voce inconfondibile è stata l’io narrante della storia italiana più recente.

Grande maestro di televisione e tra le firme più significative del Novecento, Zavoli ci lascia un esempio di giornalismo lucido e appassionato che, con tono pacato e analisi mai scontate, ha saputo raccontare i grandi fatti del nostro tempo.

Cultura, dedizione e competenza sono stati gli stessi principi che ne hanno ispirato l’impegno in Senato. Ai familiari giunga la mia vicinanza”.

Sergio Zavoli, nacque a Ravenna il 21 settembre 1923, debutta a 20 anni come giornalista sul periodico degli universitari ed entrò nella Rai del dopoguerra nel 1947.

La sua passione per gli sport lo portò all’ideazione della rubrica “processo alla tappa”, che completava le radiocronache del Giro d’Italia.

Il programma ebbe una gran seguito, il suo cavallo di battaglia erano le storie che nascono quotidianamente all’ombra delle imprese dei campioni. 

Quando intervistava un politico, uno sportivo, una persona qualunque o un terrorista, voleva che la telecamera si avvicinasse progressivamente al soggetto per concentrarsi sulla sua mimica e capirne le reazioni.

Ideò addirittura delle tecnologie artigianali che sono rimaste nella storia: il radiotelefono, la cinepresa montata sull’automobile, il microfono volante. 

La sua passione per la scrittura, portò alla pubblicazione di “Socialista di Dio” con cui vinse il Premio Bancarella nel 1981, di “Il ragazzo che io fui”, un’opera autobiografica e numerosi saggi e poesie. 

La sua carriera è fitta di riconoscimenti: dalla laurea ad honoris causa, alla presidenza della scuola di giornalismo a Salerno, la guida della tv di San Marino e il cavalierato della Repubblica italiana.

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