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12 Novembre 2019
Ultima pubblicazione: 12 novembre 2019 19:10:57
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Attualità

BERLINO 1961-1989, RACCONTO DI UNO SPEAKER

Era il pomeriggio del 9 novembre di trent’anni fa quando ci sopraggiunse l’eco che l’invalicabile muro di Berlino, simbolo e conseguenza di una guerra che oltre cinquant’anni prima aveva devastato l’Europa e creato numerose divisioni tra gli stessi stati e popoli europei, sarebbe stato abbattuto. 

La cosiddetta cortina di ferro lunga 156 chilometri ovvero la linea di confine europea tra la zona d’influenza statunitense e quella sovietica durante gli anni della guerra fredda. 

Il Muro, di cui oggi si conservano frammenti simbolici in numerosi luoghi d’Europa e del mondo, in alcuni casi anche trasformati in pop-art, è stato l’emblema della divisione ideologica dell’Europa del dopoguerra.

La sua caduta non avvenne per nulla all’improvviso, essa fu resa possibile grazie ad un lungo, incessante e faticoso impegno di tantissime personalità di ogni estrazione culturale.

Tra queste, certamente un ruolo di primo piano lo ebbe Papa Karol Wojtyla. 

Celebri e consegnate alla storie le sue bellissime parole:

“Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo…”. 

In diretta da Radio Colombo, una delle radio libere degli anni ’70-80, insieme a chi con me si trovò presente, commentammo il grande momento che a Berlino si stava celebrando. 

Il fatto nuovo e clamoroso di quella sera di trent’anni fa diceva che da Berlino Est verso la parte ovest o occidentale dell’altra Germania, e viceversa, si poteva passare liberamente senza più correre il rischio di essere arrestati o di finire ammazzati dalle guardie di confine. 

Per noi ragazzi di allora rappresentò una specie di punto di arrivo ma allo stesso tempo il disegno di una nuova prospettiva. 

E quindi, in radio, celebrammo per tutta la notte il grande evento con musica no-stop e dei grandi del rock che per anni si erano battuti per lo scopo. 

Dei nostri cantautori italiani, sull’argomento, val la pena ricordare la bellissima Futura del geniale Lucio Dalla, che per l’appunto nacque da una magica ispirazione dell’artista proprio in visita al muro di Berlino nel 1980. 

L’eliminazione del muro assunse quindi in termini ideali ma anche materiali un enorme valore, ma soprattutto rappresentò e significò la nuova Europa, la quale ad aprile dello stesso anno aveva già vissuto con grande gioia la rimozione della barriera elettrificata tra l’Ungheria e l’Austria. 

Una piccola testimonianza la mia che magari può tornare utile ai ragazzi di questo tempo, i quali credo nonostante la globalizzazione vivano in alcuni casi già le conseguenze di nuove e pericolose politiche protezioniste. 

Siamo a mio parere oggi di fronte al rischio di una nuova divisione ideologica e politica che potrebbe portare alla creazione di nuovi muri, probabilmente non di pietra ma ugualmente divisivi ed invalicabili.

Inutile girarsi dall’altra parte e far finta di nulla perché, come già detto da qualcuno, “…. ciò che è accaduto una volta può sempre accadere di nuovo”.

L’auspicio dunque, è che le nostre generazioni non solo non dimentichino il sacrificio di tanti per quella che fu certamente una grande conquista, ma che tutti insieme la difendano pure come ogni altra grande conquista. 

In fondo poi si tratta di difendere semplicemente la libertà e la democrazia. 

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