29.6 C
Avellino
20 Luglio 2019
Ultima pubblicazione: 20 luglio 2019 06:25:11
Impresa Diretta
Image default
Politica

PER UN 25 APRILE CHE DURI TUTTO L’ANNO

L’appello di Salvini contro il 25 aprile è fallito miseramente. La sua prova di forza “anti-antifascista” ha sortito l’unico effetto di indurre gli alleati/avversari pentastellati ad abbandonare, si spera non opportunisticamente, l’indecorosa indifferenza mantenuta finora sul tema della Resistenza e dell’identità nazionale. Ma oggi non parla il governo, parlano le piazze e le strade piene. Sono ritornate le belle bandiere e i nostri canti, canti di libertà dall’oppressore nazifascista. No, l’Italia non è quella livida, gretta e rancorosa che propaga le sue parole d’odio attraverso i social networks. C’è un’altra Italia, con altre parole, che parlano di libertà, eguaglianza, pace.

La parola Resistenza, che richiama a una lotta ventennale contro il regime di Mussolini; la parola partigiano (tanto vilipesa anche in questi giorni) che indica il coraggio della scelta: essere partigiano, come ci ricorda Gramsci, significa essere vivi; la parola liberazione, che indica un processo fatto di impegno strenuo e di lotta. Era necessario ritrovarsi in piazza per fare massa critica, per riappropriarsi di quella dimensione pubblica della politica che è fatta di luoghi e di corpi, e ricreare anche tra di noi una connessione sentimentale, perché gli spazi delle città non possono essere abbandonati (non solo il 25 aprile, ovviamente) all’aridità delle solitudini, individuali o di gruppo, in cui prosperano le passioni tristi.

Oggi l’antifascismo è all’opposizione nel nostro Paese. Lo sappiamo. Ma non è questo che impressiona. Lo è stato spesso in questi settant’anni. Ciò che angoscia maggiormente è la saldatura tra il sovversivismo dall’alto incarnato dalla Lega e le pulsioni razziste che emergono dal ventre molle della società italiana. Per questo è necessario adottare il linguaggio della chiarezza, e denunciare atti e comportamenti discriminatori da chiunque posti in essere e in qualsiasi ambiente sociale. E la parola d’ordine deve essere quella di sempre: a Roma non si passa, così come nel resto d’Italia. Perché la libertà non è un regalo, è una conquista. E se non è una conquista – da difendere ogni giorno – non è vera libertà.

Articoli correlati

UN CONSIGLIO COMUNALE APERTO AD ATRIPALDA SULL’AMBIENTE

Giuseppe Vincenzo Battista

PRATOLA SERRA: IL COMUNE DICE BASTA AD IRPINIAMBIENTE

NOI ATRIPALDA: “IN CITTA’ UNA SITUAZIONE DRAMMATICA”. (VIDEO)

Giuseppe Vincenzo Battista

Questo sito utilizza sia Cookies tecnici (necessari al suo corretto funzionamento) che di profilazione propri o di terze parti (necessari al fine di inviare messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate dagli utenti durante la navigazione).
La prosecuzione della navigazione o l'accesso a qualunque sezione del sito senza avere prima modificato le impostazioni relative ai Cookies varrà come accettazione implicita alla ricezione di Cookies dal presente sito.Per visionare l'informativa estesa clicca qui.

In mancanza di accettazione o eventuale rifiuto da parte dell'utente potrà comportare la mancata prestazione del servizio richiesto o la parziale visione dei contenuti previsti nel sito se tale accettazione è necessaria a tali fini.
Accetto Leggi di più